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Munari: «Riforma dei porti, ancora troppi ritardi» / INTERVISTA

Genova - Il ritardo nell’applicazione delle riforma portuale è il segnale che manca «una forte volontà politica» a sostenere il cambiamento e fa temere che la stessa riforma rischi in definitiva di «non essere neppure attuata per quello che promette».

Genova - Il ritardo nell’applicazione delle riforma portuale è il segnale che manca «una forte volontà politica» a sostenere il cambiamento e fa temere che la stessa riforma rischi in definitiva di «non essere neppure attuata per quello che promette». L’allarme è lanciato da Francesco Munari, ordinario di diritto dell’Unione europea all’Università di Genova e fra i massimi esperti di diritto marittimo. Il ritardo va ad aggiungersi a quello sulla pubblicazione del decreto attuativo sulle concessioni, «atteso da 23 anni», e rischia di incidere anche sull’applicazione del nuovo regolamento portuale europeo appena entrato in vigore.

«La riforma - dice Munari - è stata un passo avanti, ma siamo molto in ritardo. Non è certo un segnale positivo constatare che a otto mesi dall’entrata in vigore del decreto quasi nessuna Autorità di sistema portuale sia pienamente operativa, e per molte si sta ancora attendendo la nomina dei presidenti, dei componenti del Comitato di gestione, o dei segretari generali. Inoltre, non sempre i comitati di gestione che si stanno formando nei diversi scali sembrano composti da persone in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Né è positivo che solo in pochissimi casi si siano realizzati (e comunque per ora più sulla carta che nei fatti) gli accorpamenti delle vecchie Autorità portuali. Prima della riforma si sono perduti due anni con metà dei porti italiani commissariati, adesso è passato quasi un anno e la riforma è ancora alle primissime battute. Certamente è difficile individuare responsabilità individuali o specifiche, ma sicuramente il sistema aveva ed ha bisogno di tutta un’altra velocità e visione sistemica».

Quali problemi sono sorti?
«Oltre ai problemi accennati sopra (e non sono banali), in molti casi non è ancora chiara neanche la composizione degli organismi di gestione e dei tavoli di partenariato, a tacere della mancanza tuttora di alcuna reale indicazione su come la conferenza nazionale di coordinamento delle Adsp si muoverà, e di quali linee di indirizzo strategiche verranno sviluppate in tale sede. Nel frattempo le singole Adsp hanno cominciato ad approvare i propri budget e piani di spesa, ognuna per conto proprio. Insomma, la cabina di regia dei porti italiani è tutta ancora da vedere. E in questa situazione anche il coordinamento “verticale” tra Adsp e altre amministrazioni che esercitano compiti nei porti mi pare men che embrionale».

Il problema è dovuto a come è stata scritta la legge?
«No, pur essendo tutto perfettibile, la normativa è per molte parti apprezzabile e promettente, ma richiede un disegno di attuazione molto chiaro e deciso a livello politico...».
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