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«Genova-Savona, una fusione che farà crescere i due porti» / INTERVISTA

Genova - Parla Alessandra Grimaldi. «Ma il territorio ha bisogno di nuove azioni di marketing».

Genova - La recente riforma della portualità ha portato all’accorpamento dei porti di Genova, Savona e Vado Ligure. Qual è il suo giudizio a proposito di questa operazione?
«Il mio giudizio è certamente positivo, perché il potere contrattuale dei tre porti accorpati è assolutamente più forte, sia nell’offrire alle compagnie di navigazione servizi integrati che puntino agli elementi distintivi di ognuno dei tre porti, senza entrare in concorrenza fra di loro, che per poter spuntare tariffe competitive da parte degli operatori a supporto dei porti stessi, a fronte di volumi di traffico significativi, sia in termini di passeggeri, crocieristi o di traghetti, nonché di merci. In altri termini, minori costi nell’erogare i servizi, e maggiori ricavi puntando alle caratteristiche distintive senza farsi concorrenza fratricida. E non ultimo, per rilanciare l’hub aeroportuale, Regione e Porto possono contare su numeri considerevoli, anche attraverso il mercato crocieristico, per attirare gli operatori low cost ed invogliarli ad aprire nuovi collegamenti con l’aeroporto di Genova».

Il ministro Graziano Delrio ha definito la “fusione” di Genova, Savona e Vado Ligure il nuovo “porto d’Italia”. E’ un’espressione che lei condivide?
«La condivido per le motivazioni espresse precedentemente».

Quali prospettive di crescita sono ragionevolmente programmabili nei porti di Genova e Savona?
«Sicuramente le prime prospettive sono legate al mercato crocieristico, che è in forte crescita sia a livello globale che nazionale. Inoltre, i due operatori principali, Msc per il porto di Genova e Costa Crociere per il porto di Savona, avranno in consegna nei prossimi anni ulteriori unità e di maggiore capacità. Non ultimo si auspica un minimo di ripresa economica del nostro Paese, dove si possa ritornare ad esportare, e quindi vedere incrementati i volumi di traffico in entrata e in uscita».

In base alla sua esperienza, quali dovrebbero essere le priorità del nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale, Paolo Signorini?
«Credo che l’Autorità Portuale dovrebbe integrarsi maggiormente con Comune e Regione, trovando nuove formule di collaborazione, e serve da parte dell’Autorità Portuale una gestione più manageriale, sia sui porti, così come nell’approccio per reperire nuovi clienti. Inoltre, il presidente dell’Autorità Portuale dovrebbe collaborare con la Regione e con l’Ente del Turismo per togliere Genova dall’isolamento. Oltre che con il sistema aeroportuale, sarebbe necessario ottenere collegamenti ferroviari di più alta qualità. L’attività del Presidente dell’Autorità Portuale dovrebbe estendersi al Governo centrale, per ottenere finanziamenti al fine di rendere le nostre infrastrutture competitive e allineate agli standard dei servizi erogati da porti come quelli di Rotterdam, Amburgo ed Anversa, che ancora oggi ci sottraggono importanti quote di traffico. Sono certa che il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, avrà la sensibilità di tener conto e di rispettare i punti di partenza degli investimenti fatti dai privati in ciascun porto, che probabilmente generano tariffe diverse. È fondamentale che, se pur nel rispetto degli investimenti stessi, comunque non si generi una concorrenza interna sui prezzi».

Quali sono i principali vantaggi di chi opera nel porto di Genova e/o Savona?
«I vantaggi saranno più che mai quelli di trovare un ventaglio di servizi importanti, a prezzi competitivi, potendo contare su un hub portuale che si potrà definire, con l’accorpamento dei porti di Genova, di Savona e di Vado, il primo in Italia».

Se parliamo di competitività e capacità di resistere alla concorrenza, soprattutto straniera, che cosa manca oggi alla Liguria centro-occidentale?
«Credo che manchino fondamentalmente due cose. Da una parte una forte strategia di comunicazione e marketing del nostro territorio, e della composizione dell’offerta dei servizi turistici. Solo in questo modo il turismo potrebbe diventare uno dei motori per lo sviluppo della Regione Liguria. Parallelamente, se il valore economico della nostra regione è creato in gran parte dai porti, è impensabile non avere collegamenti efficienti con la pianura e i Paesi Europei più popolati e di maggiore vocazione industriale, per movimentare merci e passeggeri. Quindi programmazioni, infrastrutture e promozione del territorio sono una leva fondamentale per uscire da questo isolamento».

Quanto pesa il fattore ambientale nella sua attività?
«Da sempre la tutela ambientale è una priorità per il Gruppo Grimaldi. Siamo stati i primi ad aderire al progetto delle Autostrade del mare, promosso dalla Comunità Europea, e sviluppato in Italia dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È stata una scelta mirata, nell’ottica di diminuire il traffico sulle arterie autostradali e ridurre l’inquinamento ambientale, verso un nuovo concetto di sviluppo sostenibile, espressione concreta di modelli economici globali. Proprio recentemente, inoltre, Grimaldi Holding è stata la prima Compagnia di Navigazione italiana di Navi Ferry-Cruise ad equipaggiare le proprie Unità con un impianto per il trattamento delle acque di zavorra, in anticipo rispetto alla normativa Imo sul tema, che entrerà in vigore nel settembre del 2017. Questo progetto si prefigge diversi obiettivi, primo fra i quali quello della tutela ambientale, in quanto garantisce il rispetto dei diversi ecosistemi marini nel trasporto delle acque di zavorra».

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