SERVICES

Genova, Cgil e camalli in pressing su Signorini / IL CASO

Genova - Il console Benvenuti: «Il tempo passa, nulla si muove». E la Cgil: «Velocizzare l’unione con Savona»

Genova - Per il momento il clima è di attesa e di fiducia, a tempo. Perché quello del lavoro temporaneo in banchina è uno dei dossier che Paolo Emilio Signorini dovrà approfondire il prima possibile e con i diretti interessati: i vertici della Compagnia Unica.

«Non vorrei che qualcuno si fosse dimenticato di noi», ironizza Antonio Benvenuti, console della Culmv. «Siamo in una situazione di stallo e questo non è un bene per il lavoro portuale. A Palazzo San Giorgio non c’è ancora un board operativo, andrebbero prese decisioni importanti ma il tempo passa senza che qualcosa si muova». Tra le scadenze imminenti che riguardano i camalli ci sono la chiusura del bilancio 2016, oltre che l’aggiornamento già programmato – e non ancora attuato - delle tariffe. Ma quello che forse più preoccupa il console è l’assenza di un programma per il riordino del modello organizzativo del lavoro temporaneo. «Una spinta che potrebbe arrivare proprio da Genova e Savona – sottolinea Benvenuti – perchè i due scali rappresentano il principale sistema portuale italiano». Il punto è semplice: bisogna aggiornare il servizio offerto dai camalli. L’idea di Benvenuti è quella che da Genova (e Savona) parta un progetto pilota «che poi possa essere preso come esempio in tutta Italia».

Authority, il nodo fusione
«Il processo di unificazione? Per ora è immobile». Enrico Ascheri, responsabile porti della segreteria della Filt Cgil, mette sul tavolo il grande nodo da sciogliere per far funzionare la macchina dei due porti. La riforma prevede la fusione, ma a che punto siamo? «Dopo l’incontro del 21 dicembre con il presidente Signorini, ci aspettavamo un percorso di armonizzazione delle due Authority con una nuova pianta organica», spiega Ascheri. Che aggiunge: «Le due strutture non devono però essere separate: la legge lo dice chiaramente». Il sindacato chiede una pianta organica «senza nomi, con ruoli ben definiti» e poi deve partire il dialogo con il sindacato. «Ci aspettiamo questo percorso che per ora però non c’è stato. Abbiamo perso molti giorni». Poi lo screening per capire se ci sono tutte le figure necessarie per far funzionare il nuovo ente: «Già all’interno ci sono professionalità di rilievo che vanno valorizzate. Per eventuali nuove figure da inserire, sia chiaro però che serve un percorso trasparente. La chiamata diretta è un percorso complesso, che non ci piace. Rivendichiamo la natura privatistica delle Autorità, ma in base alla legge è necessaria un’evidenza pubblica così da poter utilizzare un criterio fondamentale come la trasparenza. E verificare davvero che certe figure non siano già presenti nell’ente. Vogliamo essere coinvolti nella partita dell’organizzazione dei due enti e vogliamo essere coinvolti velocemente affinchè la macchina giri al meglio. Se così non sarà, ci faremo sentire», chiude Ascheri.

Segretario generale
«Serve una figura che conosca la macchina» dice ancora Ascheri. E l’identikit della Cgil sul nuovo segretario generale dell’Authority di sistema, coincide con il nome che anche il Pd ha scelto. Si tratta di Marco Sanguineri, direttore della pianificazione e sviluppo del porto di Genova e dirigente da lungo tempo a Palazzo San Giorgio. I democratici puntano così su una figura interna per il ruolo di numero due dell’ente, scegliendo un tecnico.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››