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Brexit, il Natale spaventa le aziende della logistica Uk

Londra - Natale e Brexit, un binomio di strategica importanza per quanto riguarda gli equilibri commerciali del Regno Unito.

Londra - Natale e Brexit, un binomio di strategica importanza per quanto riguarda gli equilibri commerciali del Regno Unito. Secondo un sondaggio condotto dal Cips (Chartered Institute of Procurement & Supply) che ha coinvolto i manager della catena distributiva britannica ed europea, quasi la metà – il 48% - dei traffici commerciali nel Regno Unito non ha subìto e non subirà conseguenze, a causa della Brexit, nella preparazione del Natale che è da sempre considerato un momento commerciale topico.

Il quadro, tuttavia, è assai complesso. Più di un quinto dei manager della “supply chain” britannica (il 21%) ha dichiarato che lo spostamento della deadline relativa all’uscita definitiva dall’Unione Europea da marzo a ottobre di quest’anno ha reso la preparazione del Natale più difficoltosa. Sempre secondo quanto rilevato dal sondaggio, il 21% delle aziende del Regno Unito ha previsto di anticipare l’importazione degli stock natalizi, per non incorrere nelle interruzioni e nei disagi inevitabilmente provocati dalla nuova imposizione dei confini e il 9% di questi, di conseguenza, è alla ricerca di nuovi magazzini per conservare gli stock natalizi. Un ulteriore 9%, invece, ha dichiarato che non riuscirà ad essere operativo ed efficiente per il periodo natalizio proprio a causa della Brexit. Entro il 31 ottobre il Regno Unito dovrà completare necessariamente la procedura di recesso dall’Unione Europea. Sarà quindi fuori da quest’ultima, con o senza un accordo. Una Brexit “no deal”, ovvero senza accordi, potrebbe avere costi altissimi a livello commerciale. “La scadenza di ottobre si inserisce in un momento estremamente delicato per gran parte dei business britannici – spiega John Glen, economista presso il Cips e membro della Cranfield School of Management – In questo periodo, infatti, le aziende si preparano all’importazione di stock proprio in vista del periodo natalizio. L’interruzione causata dai confini in un periodo delicato come questo potrebbe avere impatti catastrofici. Ecco perché è necessario che il business sia protetto, in modo che aziende e consumatori possano sopravvivere”.

Il rischio di un’imminente Brexit “no deal”, quindi, potrebbe significare carenza di cibi freschi e prezzi altissimi. Perdite milionarie per le aziende che vedrebbero i propri carichi di importazione bloccati alla frontiera, magari in attesa di un controllo doganale o del necessario pagamento di un dazio. Scenari negativi non così improbabili. Proprio per questo motivo gli addetti ai lavori e tutti coloro che saranno coinvolti in questo profondo cambiamento si stanno attrezzando. Il sondaggio messo a punto dal Cips ha rilevato che il 22% delle aziende del Regno Unito che lavora con fornitori dell’Unione Europea ha già completato tutta la trafila necessaria per poter esportare nell’Ue anche in caso di quella che viene definita una “no-deal Brexit”, una soluzione assoluta.

A marzo di quest’anno la percentuale di coloro che avevano portato a compimento il percorso si attestava solo al 14%. Inoltre, sempre secondo quanto scaturito dall’analisi condotta dal Cips, il 38% delle aziende del Regno Unito che lavora con fornitori dell’Unione Europea, per cautelarsi, ha volutamente inserito nei contratti delle cosiddette “clausole Brexit” secondo le quali i prezzi dei prodotti importati, così come i termini contrattuali possono essere rinegoziati in caso di un aumento delle tariffe.

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