SERVICES

«Cim, con Hupac occasione per arrivare fino ai porti italiani» / INTERVISTA

Genova - Parla Rino Canavese, da circa un mese presidente di Cim. «A fronte della scelta delle amministrazioni pubbliche - afferma Canavese - Cim si è trovato in una situazione non facile».

Genova - Assorbito il colpo della chiusura della ferrovia a Rastatt, che ha strozzato i traffici verso il Nord Europa nella seconda metà del 2017, i traffici dell’interporto Cim di Novara hanno ripreso a crescere, +10 per cento nel primo semestre del 2019. Ma la novità principale di quest’anno, per Cim, è stato il cambio della composizione societaria. Usciti i soggetti pubblici (Comune e Provincia di Novara, Finpiemonte, SiTo), il nuovo assetto ha visto l’ingresso come socio di maggioranza dell’operatore ferroviario elvetico Hupac, che si è affiancato al gruppo Gavio.

Il passaggio non è stato privo di drammaticità, come ricorda Rino Canavese, da circa un mese presidente di Cim. «A fronte della scelta delle amministrazioni pubbliche - afferma Canavese - Cim si è trovato in una situazione non facile. Nel caso di Comune e Provincia, l’uscita comprendeva il diritto di recesso, cioè l’obbligo da parte di Cim di acquisire le quote. Con lo sviluppo successivo le quote sono state messe sul mercato ed è emerso l’interesse di Hupac che ha acquisito oltre il 60 per cento della società (in precedenza deteneva il 3,64 per cento, ndr). E’ stata un’operazione che ha dato tranquillità e continuità a Cim, una sigla dietro la quale ci sono persone che lavorano. La logica che ha spinto Hupac a investire è che era già in precedenza il primo operatore dell’interporto, con l’80 per cento dei volumi».

Cim è uno dei maggiori interporti italiani. Fa parte di una rete di interporti che dovrebbe rappresentare la retroportualità degli scali del nostro paese e invece è maggiormente orientata verso l’Europa settentrionale. La connettività con le banchine nazionali è ancora ridotta. «Per la retroportualità, a parte Melzo, che è gestito da una realtà presente nel mondo marittimo (Contship Italia, ndr), non ci sono quasi volumi dai porti liguri. Per Cim l’unico collegamento con un porto italiano è un treno giornaliero per Trieste. Una delle opportunità che offre l’ingresso di Hupac come socio di maggioranza di Cim è la possibilità di rendere più sensibile la società elvetica al tema del marittimo, avvicinandola a questo settore».

Gli operatori elvetici sono ancora diffidenti nei confronti dei porti italiani. In parte questo è dovuto a esperienze negative riferite a un lontano passato, in parte invece ai costi non competitivi per quanto riguarda i servizi ferroviari. Secondo Canavese, che è stato presidente dell’Autorità portuale di Savona e ha investito molto nello sviluppo ferroviario dello scalo acquistando anche locomotori per la trazione, operatori come Hupac «non hanno avuto una buona esperienza dei porti italiani». Il problema è che sulle banchine italiane «impera l’autotrasporto e non c’è una cultura del trasporto intermodale». Ma le cose possono cambiare, partendo proprio dal passo compiuto da Hupac a Novara. Per Canavese si tratta di un’opportunità da non perdere.

«Per la nostra portualità - spiega - può essere un’occasione. Intanto, il ruolo di Hupac significa che non stiamo più parlando soltanto di Cim e di Novara, perchè ci sono connessioni evidenti con il terminal di Hupac a Busto Arsizio, l’inland terminal italiano che movimenta più treni al giorno. Si crea una bella sinergia che può portare risultati interessanti per la parte marittima». Che cosa manca? «I porti - risponde Canavese - devono avere più massa critica da mettere sul mercato ferroviario. Con l’apertura del terminal container del porto di Vado Ligure, questa massa ci sarà e le potenzialità dei porti liguri di raggiungere mercati oltrefrontiera via treno miglioreranno».

Un’altra riflessione coinvolge anche l’esperienza di Trieste: «Ci sorprende la crescita dei flussi ferroviari dal porto di Trieste verso l’Europa centrale, ma loro, in maniera corretta, aiutano la ferrovia con qualche milione di euro all’anno di investimenti. Se anche in Liguria ci fosse la possibilità di aiutare per il primo anno i nuovi servizi ferroviari, si sosterrebbe la possibilità di riempire i treni e di far sì che poi si mantengano da soli. E’ una scelta su cui riflettere, ma so che il presidente dell’Authority di Genova e Savona, Paolo Signorini, è sensibile alla questione».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››