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«Per Genova la vera sfida è sulle infrastrutture» / INTERVISTA

Genova - Il porto «diversificato», l’industria manifatturiera rispetto alla quale Genova «non deve abdicare» anzi semmai lavorare di più «sul rapporto tra grande impresa, fornitori e finanza». Il presidente Giovanni Mondini oggi ha introdotto l’assemblea di Confindustria Genova dedicata al Nord Ovest

Genova - Il porto «diversificato», l’industria manifatturiera rispetto alla quale Genova «non deve abdicare» anzi semmai lavorare di più «sul rapporto tra grande impresa, fornitori e finanza». Il presidente Giovanni Mondini oggi ha introdotto l’assemblea di Confindustria Genova dedicata al Nord Ovest, una della aree più sviluppate d’Europa, e all’importanza di un sistema infrastrutturale efficiente.

In questa intervista al Secolo XIX-the MediTelegraph, Mondini riflette sullo stato di salute del tessuto economico locale. E ribadisce le perplessità confindustriali su una manovra «che sfora il deficit per finanziare spesa corrente e assistenzialismo» anziché «favorire investimenti e sviluppo».

Partiamo dalle opportunità. In quali settori vede potenzialità di crescita?
«Credo si debba ripartire dall’industria del porto, il nostro porto diversificato che tiene insieme cantieristica e riparazioni navali, crociere e olii minerali. Le condizioni per aumentare i traffici ci sono, ma naturalmente servono gli investimenti infrastrutturali che tutti, non solo la Liguria, si aspettano».

L’industria manifatturiera, da Piaggio Aerospace ad Ansaldo Energia, vive una fase delicata.
«È un’industria che va consolidata, non bisogna abdicare. Occorre rafforzare il rapporto tra grande industria, fornitori e finanza e credo che la digitalizzazione sia un processo che va in questa direzione. Ci sono poi settori - come turismo e cultura e in generale l’high tech - che mostrano buona vivacità. L’industria del turismo è già in grado di dimostrare il proprio valore con i numeri, il mondo dell’innovazione ancora non fa grandi numeri ma offre segnali incoraggianti. Ci sono gli incubatori, cominciano a esserci spin off dell’Iit. Movendo e BeDimensional hanno attratto investimenti e sono rimaste sul territorio».

Il progetto Erzelli?
«Bene la decisione dell’Università, un altro tassello arriverà dal bando regionale per l’ospedale. Lassù ci sono già alcune realtà, ma occorre “riempire” di maggiori contenuti la collina per offrire a nuovi investitori una prospettiva».

Tra i contenuti ci sono anche i collegamenti infrastrutturali con l’aeroporto e la stazione di Sestri Ponente. L’assemblea è dedicata al tema delle infrastrutture.
«Ne parliamo insieme al Piemonte e alla Lombardia perché il tema attiene alla regione del Nord Ovest».

La ricostruzione del ponte riguarda il Paese intero.
«Ora che abbiamo il decreto spero che nessuno lo ostacoli».

Il Terzo valico ha superato l’analisi costi/benefici del nuovo governo. Pensa sia finalmente fuori discussione?
«Sì e dovrebbero esserlo pure la Tav, la gronda e le infrastrutture ferroviarie. In Italia gli investimenti infrastrutturali oltre i 100 milioni impiegano 16 anni prima di essere realizzati: significa che gli interventi attraversano diversi governi e se ciascuno rimette in discussione le scelte dei predecessori è la fine. Servirebbe una legge per impedire di rimettere in discussione opere di interesse nazionale».

Ilva ha da poco iniziato la sua nuova vita in ArcelorMittal Italia.
«Non potesse essere venduta meglio: l’acquirente ha competenze e finanza utili per rilanciare la produzione».

Rispetto alle aree di Cornigliano su cui opera il siderurgico, ci sono imprese interessate a insediarsi (se potessero) in quegli spazi?
«Quelle aree sono pregiate, perché a mare, interessavano e interessano tuttora molto al territorio. Ma ArcelorMittal è appena arrivata: è giusto lasciarla lavorare».

Intende verificare eventuali disponibilità da parte di ArcelorMittal Italia più avanti?
«Mi auguro che più avanti ci saranno il tempo giusto e lo spazio per aprire un discorso su eventuali spazi inutilizzati. È chiaro che un conto è parlare di 20mila mq, altro discorso è andare su superfici più ampie. Ma se ci fosse disponibilità da parte di ArcelorMittal la domanda delle imprese c’è».

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