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Maersk, Alibaba e l’accordo che rischia di tagliare fuori gli spedizionieri

Genova - Per Alessandro Pitto (Spediporto) «si tratta di un servizio basico, perché il booking non offre molto valore aggiunto. Inoltre è già possibile farlo direttamente sui siti delle compagnie marittime. E’ chiaro che spostarlo su Alibaba, dove ci sono già altre funzioni, agevola la vita agli esportatori cinesi».

Genova - Gli esportatori cinesi clienti della piattaforma telematica Alibaba possono, dallo scorso 22 dicembre, prenotare direttamente spazi sulle navi della compagnia danese Maersk, utilizzando il servizio One Touch. Il servizio, rivolto soprattutto ai produttori di piccole e medie dimensioni, permette di bypassare le case di spedizione, ma Maersk sottolinea che anche il servizio One Touch in fin dei conti si serve dell’opera di spedizionieri.

«Maersk e Alibaba - afferma Alessandro Pitto, presidente di Spediporto, associazione delle case di spedizione genovesi - offrono la possibilità di fare booking e fissare i prezzi, servizi che vanno ad aggiungersi ad altri già esistenti di One Touch, come assicurazione e assistenza doganale. Si tratta di un servizio basico, perché il booking non offre molto valore aggiunto. Inoltre è già possibile farlo direttamente sui siti delle compagnie marittime. E’ chiaro che spostarlo su Alibaba, dove ci sono già altre funzioni, agevola la vita agli esportatori cinesi. L’effetto di questo accordo non è da sottovalutare. In un contesto più ampio ci può essere una concorrenza con l’attività dello spedizioniere. Tutti gli attori della catena logistica cercano di spostarsi su attività a maggior valore aggiunto. Il mondo è in grande evoluzione e lo spedizioniere deve restare al passo con i tempi».

L’offerta di slot sui container imbarcati sulle navi di Maersk è una novità che alla lunga potrebbe rivoluzionare il ruolo degli spedizionieri, inglobati in una catena logistica che è sempre più controllata dalle grandi compagnie marittime. Gli spedizionieri vogliono evitare quanto già avvenuto per le agenzie marittime e, in misura minore, per altri segmenti della supply chain, come terminalismo e trasporto terrestre. Sempre più spesso le piccole e medie realtà locali sono acquisite per entrare sotto il diretto controllo dei carrier. Ma potrebbero esserci trasformazioni ancora più radicali e dagli effetti non scontati. L’accordo fra Maersk e Alibaba segnala che le piattaforme digitali sono ormai un anello a pieno titolo, accanto agli altri operatori, della catena logistica internazionale. Che si tratti di Alibaba, Amazon o Google, queste società sono in grado di rapportarsi alla pari o forse addirittura da una posizione di forza con le compagnie marittime. «L’informazione - dice Pitto - è sempre più importante e chi la gestisce rischia di prendere il sopravvento. Gli armatori potrebbero essere l’anello debole rispetto a chi “trasporta” informazione, un po’ come è successo per gli autotrasportatori». E quale futuro si apre per gli spedizionieri? «Occorre sviluppare competenze professionali, non standardizzate come quello che offrono i servizi online. Dall’altro lato è però importante restare agganciati alle innovazioni e ai soggetti che li portano avanti. Se Amazon ha deciso di offrire direttamente servizi logistici, acquistando magazzini, Alibaba in Cina opera invece mettendo in rete tanti soggetti diversi. Il modello cinese potrebbe funzionare anche in Italia».

Il presidente degli spedizionieri genovesi guarda anche oltre, alla creazioni di “corridoi” digitali fra la Cina e Genova: «Come Maersk, anche il porto potrebbe fare accordi con realtà come Alibaba, studiando strumenti informatici e agevolazioni doganali per gli operatori. Sarebbe più utile rispetto ai gemellaggi con i porti cinesi e ai progetti di corridoi doganali a terra, che si sono rivelati marginali. E’ un’idea a cui Spediporto sta pensando, ma che per essere realizzata va portata avanti a livello di sistema portuale. Occorre individuare il canale telematico e garantire che chi opera su questo canale abbia costi e tempi certi se sceglie il porto di Genova, in cambio di precise garanzie di affidabilità, sul modello del sistema Aeo».

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