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Vettosi e lo shipping. Una vita da mediano / INTERVISTA

Napoli - Esperto di finanza con la passione per il calcio o calciatore mancato approdato alla finanza? Entrambe le definizioni potrebbero andare bene a Fabrizio Vettosi alla guida di Vsl.

Napoli - Esperto di finanza con la passione per il calcio o calciatore mancato approdato alla finanza? Entrambe le definizioni potrebbero andare bene a Fabrizio Vettosi alla guida di Vsl, una vera passione per i numeri ma con in macchina sempre un paio di scarpette da calcio e gli immancabili calzoncini. Ha una indistruttibile passione per il Napoli. Irrequieto, sempre in movimento, una loquacità inarrestabile, una grande voglia di emergere, felice quando può moderare convegni e dibattiti, prodigo nel dare consigli “finanziari”, gran parlatore tant’e’ che è difficile togliergli la parola, potrebbe anche apparire “troppo tutto” ma invece, col suo sorriso disarmante, riesce anche ad essere simpatico. Dotato di profonda generosità si impegna molto nel sociale e partecipa con grande slancio a molte iniziative benefiche. Cervello a Milano o dovunque venga richiesta la sua presenza, ma cuore a Napoli, anzi a Pozzuoli, per la verità, dove torna ogni fine settimana per trascorrerlo con la paziente moglie Rosita.

Da direttore generale di Vsl, come vede il futuro dello shipping?
«Non possiamo certo rinnegare i “mantra” dei nostri antenati, ma dobbiamo avere a mente che ogni settore apparentemente tradizionale ha avuto i suoi momenti di innovazione e cambiamento. I bravi consulenti li definiscono momenti di “discontinuità”, e lo shipping, come tutti gli altri settori economici, non sfugge a tali cambiamenti. Gli armatori devono assolutamente “re-ingegnerizzare” le proprie imprese alla luce dei nuovi modi di comunicare (smart shipping, smart ports). Lo shipping sarà sempre di più un anello della catena logistica in cui winners saranno coloro che si doteranno di organizzazione, management, e competenze; quindi, sarà sempre più slegato dall’aspetto tangibile rappresentato dalla “nave” e sempre più dipendente dal know how».

Con la crisi del 2008, ci sono sempre più fondi che entrano nelle compagnie armatoriali: mi dica un elemento a favore ed uno contro i fondi finanziari.
«Mi dà l’opportunità per porre finalmente fine ad una stupida dicotomia che spesso sfocia in pretestuosa polemica; ovvero il presunto antagonismo tra shipping e Fondi di Investimento, quasi che questi ultimi rappresentino il “male” per la nostra industria, descrivendoli come soggetti “freddi” senza “cuore” o “passione”. Penso che il mio caso sia esemplificativo tant’è che alcuni sostengono che io abbia più “cuore” e “passione” di un armatore. Da sempre, ovvero dal lontano 1600, sin quando i ricchi mercanti di spezie olandesi, portoghesi e veneziani divennero armatori mettendo a disposizione carichi e capitale, lo shipping ha avuto bisogno del “fattore capitale” in quanto settore ad “alta intensità” di capitali. Ebbene, oggi in cui, tra l’altro, il capitale bancario è scarso o inesistente, non vedo nulla di strano che si affaccino nuovi attori finanziari; anzi ritengo che per lo shipping vi sia una grande opportunità alternativa. Inoltre, per definizione, l’Investitore Finanziario è “razionale” ed oggettivo, e dunque basa le decisioni su numeri attendibili e potenziali ritorni economici, ed in questo può servire moltissimo nel coadiuvare l’armatore a prendere decisioni complesse, semmai dibattute all’interno della famiglia e/o di generazioni. Ecco, uno degli aspetti positivi è proprio il contributo che i Fondi apportano nel migliorare la governance aziendale favorendo il cambio generazionale. Se ci fossero stati in passato i Fondi nel capitale di alcune società armatoriali, probabilmente alcune importanti dinastie non si sarebbero estinte anche per vicende traumatiche. Un aspetto negativo che imputo ai Fondi è la scarsa specializzazione e l’”impazienza” dovuta alla necessità di massimizzare i ritorni in tempi brevi. Ma ciò per fortuna sta cambiando».

Lo shipping ha superato il peggio o deve ancora soffrire molto?
«Penso che ci stiamo avviando ad una lenta normalizzazione, sono abituato a vedere il bene anche nelle situazioni catastrofiche. Questa crisi lunga ed intensa ha forse reso consapevoli e responsabili molti armatori convincendoli che il futuro delle proprie aziende non sarà fatto di speculazione e di asset trading sulle navi, bensì di trasporto e logistica. Questo è il mio auspicio, anche se vedo che, ai primi aneliti di miglioramento, gli armatori si fanno prendere dall’entusiasmo e cambiano il proprio mood andando ad ordinare navi. Ma per fortuna attualmente la scarsa disponibilità di capitale è un giusto freno a queste errate abitudini».

Quali i comparti in maggiore difficoltà e quali quelli che hanno superato meglio la crisi?
«Non vi è dubbio che nei settori in cui prevalgono competenze industriali e manageriali (es. Ro-Pax, Ro-Ro, Chimico) vi sono più barriere all’ingresso e, quindi, maggiore selettività e, di conseguenza, stabilità. Questi segmenti hanno sicuramente retto meglio».

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