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«Sanlorenzo sbarca in Borsa per poter crescere ancora» / L’INTERVISTA

Genova -Massimo Perotti: «Dal 2005 a oggi ho decuplicato il fatturato, ora con l’Ipo compio il passo della vita».

Genova - Sanlorenzo Spa, il terzo produttore globale di superyacht, cantiere del made in Italy che nasce nel 1958 ed è rilevato nel 2005 dal torinese Massimo Perotti, l’attuale presidente (ex manager del gruppo Azimut-Benetti), con stabilimenti produttivi ad Ameglia, La Spezia, Massa e Viareggio, si quota in Borsa. Ieri il kick off a Milano, che segna quello che Perotti definisce «il passo della vita».

Presidente, la quotazione? Pensa entro l’anno?

«Non lo escludo».

Pensate di sbarcare sul segmento Star di Borsa Italiana?

«Lo stiamo valutando».

Quale sarà la quota di capitale che andrà sul mercato?

«Pensiamo di collocare il 35 %. Il 5% è in mano ai manager, il restante 60% a Happy Life, la holding che ho costituito con i miei figli, Cecilia e Cesare, rispettivamente di 25 e 22 anni. Il controllo, insomma, resta nostro».

Con che conti si presenta alla Borsa?

«Ho chiuso l’esercizio 2018 con 383 milioni di euro di fatturato, contro i 300 del 2017, un ebitda di 37 milioni e un utile lordo di 18 milioni. L’esposizione finanziaria negativa è di -20 milioni. Ho inoltre un portafoglio ordini di 505 milioni, con solo il 6% rappresentato da barche in stock presso i concessionari».

Chi sono gli advisor?

«Lazard con Carlo Salvatori e Alantra con Lorenzo Astolfi. Amici che già quindici anni fa mi furono vicini nella mia fuoriuscita da Azimut e nell’acquisto dei Sanlorenzo».

E le banche che l’accompagnano?

«Unicredit e Intesa, che mi hanno sempre seguito, e Merrill Lynch con Antonino Mattarella».

I suoi consulenti legali?

«Gli studi Musumeci-Altara-Desana di Torino e White & Case di Londra».

Perché si quota? E perché ora?

«Se mi guardo indietro, vedo dal 2005 ad oggi un ciclo che si è chiuso. Quando ho rilevato il cantiere avevo trovato 75 dipendenti, 42 milioni di fatturato e un mercato mediterraneo. Oggi conto di chiudere il fatturato 2019 a 460 milioni, ho 450 dipendenti diretti più circa 1200 con l’indotto e un mercato globale. Allora Sanlorenzo varava 5-6 barche l’anno, oggi sono 55, comunque un numero contenuto perché l’esclusività e l’unicità sono condizioni del lusso...»

Quindi?

«E quindi adesso si apre un nuovo ciclo che deve portare Sanlorenzo a crescere ancora nel futuro. L’ho preparato sotto il profilo finanziario acquisendo a fine 2017 le quote del socio di minoranza Fondo Italiano di Investimento e lo scorso dicembre riacquisendo quelle che avevo ceduto ai cinesi di Sundiro Holding. All’inizio di quest’anno mi sono rafforzato come management, nominando Ferruccio Rossi ceo di Sanlorenzo e assumendo Carla Demaria (torinese, il presidente uscente di Ucina-Confindustria nautica, già top manager Bénéteau), cui ho affidato lo sviluppo del marchio Bluegame e le nuove acquisizioni. Il passaggio in Borsa, insomma, si rende necessario per ottenere le risorse finanziarie che consentiranno a Sanlorenzo di navigare il nuovo ciclo. Ma non solo...».

Non solo?

«La quotazione è anche un modo per spersonalizzare l’azienda dal mio nome. Non me ne vado, sia chiaro, ma la quotazione consente al cantiere di diventare più autonomo, con l’aiuto del management: e questa per me è un’ulteriore fonte di crescita di un’impresa. A tal riguardo, l’ipo è anche un’opportunità per attirare e mantenere in casa i migliori manager, che possono contare sulle stock option».

Lei ha due figli. Pensa anche a loro?

«Se vorranno entrare in azienda ne sarò felice. Diversamente, con la quotazione potranno anche essere solo azionisti».

E lei?

«Ho 58 anni, conto di lavorare ancora».

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