SERVICES

«Basta divisioni, i tempi sono maturi per ritrovarci in una casa comune»

Genova - L’assemblea generale di Nautica Italiana ha dato mandato al suo presidente Lamberto Tacoli di accelerare il ricongiungimento delle diverse anime del settore.

Genova - L’assemblea generale di Nautica Italiana, l’associazioni del made in Italy sul mare nata da uno strappo con Ucina (che terrà la sua assemblea mercoledì), ha dato mandato al suo presidente Lamberto Tacoli di accelerare il ricongiungimento delle diverse anime del settore.

Perché accelerare, Tacoli?
«Perché è il momento giusto. Il comparto è in ripresa, la nostra leadership è confermata nel mondo, alla guida di enti locali e nel governo ci sono persone che conoscono quello che facciamo. È ora di fare massa critica, di avere un volto comune all’estero e con le istituzioni, di fare dell’unione la nostra forza. Perché nessuna, in questo momento, tra le associazioni, rappresenta in toto il settore, a tutti manca qualcosa».

Che cosa propone?
«Lo scioglimento di tutte le associazioni - la nostra, Ucina, Assonavi - per avviare un nuovo percorso che ci porti a costituire una Confindustria del mare, che dia anche un valore politico a quello che c’è dentro, con un presidente di garanzia e vicepresidenti che rappresentino le varie competenze specifiche della nautica. Un percorso che potrebbe avere come garante la stessa Confindustria e trovare aiuto e stimoli in politici come Toti e Rixi, nel Mise».

Esclude un vostro rientro in Ucina?
«Sono cresciuto in Ucina, ho molti amici, colleghi al suo interno, ma è impossibile. È una questione di rispetto: io non ho mai chiesto a Ucina di entrare in Nautica Italiana. Il nuovo percorso non deve avere né vinti né vincitori».

E se Ucina non volesse sciogliersi?
«Vorrà dire che il nuovo percorso non si aprirà. Non è uno scandalo, in Germania le associazioni sono due. Però, un momento di riflessione congiunta può comunque esserci. Penso ad esempio a un palinsesto comune dei Saloni per il 2020. Che parta da Genova, ma che tenga conto anche di Napoli, Venezia, Viareggio… Che abbia, insomma, una visione della nautica più italiana».

A proposito. Al Versilia Yachting Rendez-vous, la rassegna che promuovete con Fiera Milano a Viareggio, si dice che quest’anno darà forfait un vostro associato importante come il gruppo Ferretti, il quale farà un proprio evento a Venezia. Vero?
«Non so se Ferretti ci sarà o no, ma non entro nelle scelte imprenditoriali altrui. Non è obbligatorio per i nostri iscritti essere a Viareggio, così come ciascuno di loro può andare liberamente a Genova». Lei, per inciso, con Perini Navi, di cui è presidente e ceo, a Genova non c’è. «Ho Genova nel cuore, ma non ce la faccio con Perini. Il Nautico è troppo vicino come date al Salone di Monaco».

Che futuro avrà la vostra rassegna? Non sembra abbia convinto finora.
«Ma perché, aveva avuto successo la prima edizione del Salone di Cannes? Rispetto alla venticinquesima? Io penso che la seconda edizione di Viareggio sia stata migliore della prima… Quest’anno faremo la terza, a fine 2019 scade il contratto con Fiera Milano e poi decideremo».

C’è chi vede nel forfait del gruppo Ferretti anche un segnale di crisi di Nautica Italiana. «Non siamo in crisi e Ferretti sostiene totalmente la strategia associativa. L’assemblea generale dell’altro giorno è stata forse una delle più belle che abbiamo tenuto. Molto serena, partecipata. Potrò anche sbagliarmi, ma…».

Col senno di poi, non è stato un errore lo strappo con Ucina?
«No, ritengo di no. In quel momento storico è stato giusto. Era scontato che accadesse, per le situazioni e tensioni che si erano create tra componenti di quel consiglio direttivo. La serenità mancava ormai da due o tre anni».

Allora, ha pagato?
«Chiedo: era più facile restare o fare le valigie e andare via? Fin dal primo momento nessuno ha vissuto bene questa divisione. Quando decidi di pancia, il cuore fa male dopo. Ma penso anche che gli strappi talvolta facciano bene. Qualcosa abbiamo fatto, no? Non è positivo forse l’ingresso della nautica in Altagamma? O la collaborazione con Fiera Milano? Il nostro strappo è stato uno spunto di riflessione, ora il ragionamento dev’essere: ha senso continuare così?».

Potreste creare una confederazione di associazioni.
«Sì, si potrebbe, anche se non ne conosco la tecnicalità. Mi sembra però una ipotesi complessa. C’è un incontro al Mise, chi ci va? La confederazione? Le varie associazioni? Deve esserci una visione comune su Saloni, investimenti, normative: la rappresenta la confederazione? Mah, non so, non sono per gli accrocchi. Penso invece che sia il momento delle soluzioni chiare: forse sarò un romantico, ma credo di più in un vero ricongiungimento…».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››