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Francia e Italia vanno alla guerra sugli yacht

Genova - Parigi accusa: «Concorrenza sleale sulla tassazione del carburante». Bruxelles chiede spiegazioni, ma per gli operatori «è tutto regolare».

Genova - Tanto sono arrabbiati, i francesi, che hanno chiamato in causa l’Europa: «L’Italia ci fa concorrenza sleale sui carburanti» e hanno informato Bruxelles. La Commissione ha risposto, attivandosi subito e mettendo in campo persino il connazionale Pierre Moscovici, il commissario europeo per gli affari economici: due lettere sono state spedite, l’ultima qualche giorno fa, per chiedere la costituzione in mora di Roma, accusata di elusione fiscale. Ma non è solo la questione di soldi a far irritare i francesi. È che i loro porticcioli si stanno svuotando a favore di quelli italiani. La riviera ligure vince su quella francese.

«Paradiso fiscale»

Parigi e Bruxelles ci accusano di far pagare troppo poco l’Iva sui carburanti per il noleggio a breve termine e quindi di favorire la fuga di barche dalle loro coste alle nostre. Non siamo soli: una procedura di infrazione è già stata aperta per Grecia, Malta e Cipro. Nel mirino ora oltre all’Italia, c’è anche la Gran Bretagna. Roma garantirebbe addirittura benefici non regolari per gli yacht. La nautica tricolore insorge: «Assilea e Ucina Confindustria Nautica ritengono che le norme in materia applicate dall’Italia siano pienamente conformi al diritto comunitario e anzi, per certi versi, più restrittive di quelle degli altri paesi Ue direttamente concorrenti, alcuni dei quali già da tempo sono sotto procedura di infrazione» spiegano le associazioni. Roma ha sessanta giorni per rispondere, e convincere l’Europa che il problema francese non è l’Iva. L’attacco è centrato sui benefici che l’Italia garantisce agli yacht in charter per un periodo non superiore ai 90 giorni. «È possibile che la differenza normativa che solo noi abbiamo fra locazione e noleggio abbia generato qualche difficoltà di comprensione con l’Europa» dice Carla Demaria, la presidente di Ucina che cerca di smorzare i toni. I tavoli al ministero delle Finanze stanno lavorando per la risposta e la strategia italiana è di evitare lo scontro: se arrivasse l’imposizione di applicare le regole diffuse in altri paesi dove gli sgravi sul carburante vengono garantiti a tutte le barche che rientrano nella categoria “rent”, la platea dei beneficiari italiani si allargherebbe.

Macron, il Monti francese

I vecchi lupi di mare della nautica italiana sorridono sotto i baffi. Perché la fuga dei francesi verso i nostri porticcioli è il contrappasso per quel flusso al contrario che gli yacht avevano percorso in pieno periodo di governo tecnico, sotto la guida di Mario Monti. Per il settore è stato un incubo. Ora tocca ai francesi. Ma se non è stato il pieno più leggero ad attirare le grandi barche verso le nostre coste, allora cosa è successo? «Semplice - risponde una fonte di settore - Parigi ha messo tasse pesantissime sulla nautica». Come quella per gli equipaggi: se lo yacht si ferma a lungo sul territorio francese, deve pagare i contributi a Parigi; le tasse dei porti sono aumentate; ed è bastata la sola minaccia di una nuova imposta sullo stazionamento in acqua per far accendere i motori e mettere la prua verso l’Italia.La nautica è finita in mezzo alla tempesta politica, nella battaglia (navale) tra il governo italiano e il resto d’Europa. Come per le bandiere: quella italiana cresce, perché Olanda e Belgio ad esempio, hanno tolto i benefici per i non residenti. E così molti connazionali sono tornati a casa.

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