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Azimut/Benetti, l’unità di crisi della Regione Toscana incontra i sindacati

Livorno - I temi che preoccupano Fiom, Uilm e Rsu sono trasferimenti da un sito all’altro, divisione societaria, strategie industriali, futuro degli investimenti, dislocazioni produttive,concessioni demaniali e accordi esistenti.

Livorno - Trasferimenti da un sito all’altro, divisione societaria, strategie industriali, futuro degli investimenti, dislocazioni produttive,concessioni demaniali e accordi esistenti. Sono questi i temi su cui Fiom, Uilm e Rsu hanno richiesto la convocazione dell’unità di crisi della Regione Toscana che tempestivamente ha fissato l’incontro per il prossimo venerdì 16 febbraio a Firenze. Preoccupazioni sono state manifestate nelle scorse settimane dai lavoratori del cantiere navale Azimut/Benetti, con ripetute iniziative di mobilitazione. I sindacati con una nota sottolineano che «il fatto che proseguano i trasferimenti un pezzo per volta da Viareggio a Livorno degli uffici che costituiscono i cervello strategico dell’azienda, spiega che la volontà non è certo quella di rafforzare Viareggio, ma semmai di ridurre il tutto ad una vetrina per i clienti privata di ogni capacità manageriale con pochissimi addetti che in futuro potrebbero diventare guardiabarche».

Infatti, si aggiunge, «sul porto si giocano altri interessi ed una partita che potrebbe mostrare il cambio di strategia di Azimut/Benetti, si ragiona infatti negli ambienti cittadini bene di un interesse a prendere in mano le aree portuali per replicare con un service ad hoc l’esperienza fatta a Varazze dove esiste un centro di rimessaggio di grande rilievo di proprietà dell’azienda. Questo significherebbe in sostanza la fine dell’esperienza produttiva viareggina e l’avvio di un percorso nefasto per il territorio, con una perdita secca dell’occupazione di un migliaio di addetti». «Fatti, questi, per noi inaccettabili e ai quali bisogna porre tempestivamente un argine se vogliamo garantire un futuro a Viareggio e a chi lavora direttamente o negli appalti, per conto del maggiore costruttore di imbarcazioni da diporto del mondo», affermano ancora i sindacati aggiungendo che «bisogna chiarire questa situazione prima che sia troppo tardi e portare l’azienda a rendere conto di ciò che sta accadendo, soprattutto nell’interesse pubblico, visto che opera su concessioni demaniali pubbliche».

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