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Gran Bretagna, è lite sul salvataggio pubblico dei cantieri di Glasgow

Genova - L’ira degli irlandesi: «perché i nostri stabilimenti sono stati fatti fallire?». La storia delle analogie - e delle differenze - tra Ferguson e Harland & Wolff.

Genova - Da quelle periferie dell’impero britannico prendevano il largo mostri d’acciaio, vanto dell’industria navale inglese. Da quei bacini agli antipodi dello United Kingdom, Glasgow e Belfast, sono stati costruiti vascelli diventati icone mondiali – persino un po’ sfortunate – della marineria. E per uno scherzo della storia, il cantiere del Titanic, Harland & Wolff, è stato lasciato affondare; i Ferguson invece sono stati salvati, per giunta con denaro pubblico. È la fine delle analogie tra i due stabilimenti ad incendiare la polemica in Inghilterra, alimentata dall’utilizzo di denaro pubblico per permettere ai bacini di Glasgow una sopravvivenza che a quelle latitudini sembra più latina che british. Due pesi e due misure che in Irlanda del Nord non hanno preso bene, anche se il clima è mitigato dalla possibilità che all’orizzonte si affacci un compratore.

Scozzesi avari, ma non sempre

Il problema serio per i cantieri di Glasgow si è palesato con la costruzione di due traghetti a emissioni (quasi) zero, che hanno mandato all’aria i conti dell’industria navalmeccanica nazionale. Il vecchio proprietario ha puntato il dito sui continui cambi di specifiche al progetto che avrebbero fatto lievitare i costi a dismisura. Tanto che solo la prima delle due navi che servirà a collegare le remote isole scozzesi, è stata varata ma non consegnata. E il governo aveva già dovuto iniettare 45 milioni di sterline per dare un po’ di ossigeno al gruppo Ferguson. Non è bastato: gli extra costi sono arrivati a 61 milioni di sterline. Gli stabilimenti sono stati così nazionalizzati, gli oltre 300 posti di lavoro salvati e ieri il segretario all’Economia della Scozia, dopo il primo meeting della task force messa a gestire il cantiere, ha addirittura rilanciato: «Faremo rientrare al lavoro anche gli operai che erano stati dichiarati esuberi dalla precedente gestione: dobbiamo finire i traghetti in tempo». Per riuscirci servirà altro denaro pubblico, perché le navi sono già in ritardo di oltre un anno sulla data di consegna.

Niente aiuti, siamo inglesi

La strategia di Londra per i cantieri Harland & Wolff è stata invece tatcheriana: decide il mercato. I sindacati che rappresentano i 130 lavoratori dello storico cantiere che costruì il Titanic, avevano provato a chiedere al governo una nazionalizzazione, senza però ricevere risposta. Così l’amministrazione controllata è stata l’unica via percorribile e ora forse il mercato ci sta davvero mettendo una pezza, perché ieri voci da Belfast, assicuravano l’interesse di gruppi privati all’acquisizione del cantiere.

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