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I russi attivano la prima centrale nucleare galleggiante / FOCUS

Genova - La costruzione della centrale è stata oggetto di polemiche negli scorsi anni, mentre veniva costruita a San Pietroburgo. Nelle ultime settimane la centrale è arrivata a Murmansk, porto sul Mar glaciale artico.

Genova - Gli ambientalisti sono in allarme. Gli strateghi russi invece brindano. A Murmansk è stata inaugurata l’attività della prima centrale nucleare galleggiante, la “Akademik Lomonosov”. La costruzione della centrale è stata oggetto di polemiche negli scorsi anni, mentre veniva costruita a San Pietroburgo. Nelle ultime settimane la centrale è arrivata a Murmansk, porto sul Mar glaciale artico, dove è stato caricato il combustibile nucleare che la fa funzionare.

«Spero che questo sia un giorno simbolico per l’Artico», ha detto durante l’inaugurazione dell’impianto Alexei Likhachev, capo di Rosatom, la società russa che gestisce la centrale. L’inaugurazione è avvenuta negli stessi giorni in cui nella vicina Finlandia il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, esprimeva preoccupazione per gli investimenti di Cina e Russia proprio nell’Artico, chiamando entrambi i paesi a agire «con responsabilità». Pompeo, intervenuto a un incontro dell’Arctic council a Rovaniemi, ha detto che le attività russe, compreso il progetto per un canale di navigazione fra Asia e Europa settentrionale, richiedono una visione più ravvicinata. «Gli Stati Uniti e le nazioni artiche - ha proseguito Pompeo - accolgono positivamente gli investimenti cinesi che riflettono interessi economici, non quelli dovuti a ambizioni di sicurezza nazionale. Il Pentagono - ha aggiunto - ha avvertito la settimana scorsa che la Cina potrebbe utilizzare la sua presenza in Artico per la ricerca nel settore civile per rafforzare la presenza militare, ad esempio dispiegando sottomarini nella regione come deterrente contro attacchi nucleari. Dobbiamo esaminare queste attività da vicino e tenere a mente l’esperienza di altre nazioni. Il modello cinese di comportamento aggressivo tenuto altrove condizionerà il modo in cui si comporterà nell’Artico».

Le parole di Pompeo sono soltanto l’ultima testimonianza di una competizione per le risorse del mare Artico che si sta svolgendo già da alcuni anni, da quando cioè è divenuto chiaro che il riscaldamento globale avrebbe liberato dai ghiacci e reso accessibili nuove regioni. In questo quadro si inserisce anche il progetto russo per la centrale nucleare galleggiante, destinata a alimentare le attività in quest’area periferica del mondo in cui la costruzione di infrastrutture è ancora problematica. In particolare, la centrale servirà a soddisfare la crescente richiesta di elettricità delle attività estrattive sottomarine di petrolio. I suoi detrattori l’hanno già ribattezzata la “Chernobyl sul ghiaccio”, con riferimento all’incidente nucleare avvenuto in Unione sovietica nel 1986 e evocando il timore che la Russia non abbia neanche oggi la capacità tecnologica di gestire la sicurezza di un’infrastruttura così complessa. Alexei Likhachev ha invece sottolineato che il nuovo impianto è «una prima mondiale» e che «evidenzia l’indubbio ruolo d’avanguardia che Rosatom e il settore russo dell’energia nucleare hanno nell’agenda globale». Il discorso di Likhachev e l’inaugurazione sono stati accompagnati da un’orchestra che suonava l’inno nazionale russo. Il manager ha anche detto che Rosatom «sta indicando una tendenza, una domanda di infrastrutture nucleari di media capacità, di infrastrutture mobili, per i decenni a venire».

La centrale, costruita a San Pietroburgo, è lunga 144 metri e larga 30. Ospita due reattori nucleari ognuno con una capacità di 35 megawatt e simili a quelli che alimentano i rompighiaccio nucleari della flotta di Mosca. Dopo l’avvio dell’attività a Murmansk, la prossima estate la centrale verrà rimorchiata fino al porto di Pevek, nella regione autonoma di Chukotka, nell Russia Nord-orientale.

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