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«Fincantieri, cinquecento assunzioni negli ultimi tre anni» / INTERVISTA

Genova - Le crociere, il settore militare, il ponte Morandi: parla il direttore generale Alberto Maestrini.

Genova - L’ultima sfida, solo in ordine di tempo, è la ricostruzione del ponte dopo il crollo del Morandi. Segno che Fincantieri, colosso della navalmeccanica a livello mondiale, ha nella Liguria uno dei territori strategici per la crescita del proprio business. Il gruppo, negli ultimi tre anni, ha assunto sul territorio regionale un totale di 500 lavoratori tra Genova, Riva Trigoso e La Spezia e occupa in Liguria tremila persone più settemila dell’indotto. Il genovese Alberto Maestrini, oltre ad essere direttore generale di Fincantieri, è stato recentemente nominato presidente della società “PerGenova”, realtà creata per la ricostruzione del viadotto sul torrente Polcevera e composta paritariamente da Fincantieri e Salini Impregilo. Partiamo dall’ultimo impegno che Fincantieri ha preso con Genova e la Liguria.

Per quale motivo avete deciso di mettervi in gioco per ricostruire il ponte?
«Per il semplice fatto che, al di là della commessa, Fincantieri ha voluto fare qualcosa di concreto per un territorio da sempre strategico per la nostra azienda. Ci siamo, fin dallo scorso agosto, resi disponibili a progettare e ricostruire il viadotto perché all’interno del nostro gruppo, conosciuto soprattutto per realizzare navi da crociera e unità militari, ci sono competenze in grado lavorare anche sulle infrastrutture».

Il cantiere navale di Genova, a Sestri Ponente, è uno degli stabilimenti storici del gruppo Fincantieri. Servono però nuovi spazi per realizzare navi da crociera sempre più grandi. Il ribaltamento a mare è davvero essenziale?
«Assolutamente sì. Il progetto presentato nel 2009 è stato recentemente rinnovato perché l’obiettivo del gruppo è quello di rendere il sito di Sestri uno dei cantieri di riferimento in Italia per la nostra azienda al pari degli stabilimenti più grandi di Monfalcone e Marghera. Fincantieri, negli ultimi anni, ha ottenuto molte commesse per costruire navi da crociera e abbiamo lavoro da qui ai prossimi anni. Ma non possiamo realizzare nuove unità in stabilimenti che non hanno spazi adeguati. Il fatto che Fincantieri abbia voluto rivedere e sviluppare il progetto iniziale del ribaltamento a mare è un segnale concreto di quanto il gruppo punti sullo sviluppo di Sestri, a partire dalla creazione di un nuovo maxi-bacino di carenaggio che per noi è fondamentale».

Fincantieri, a Genova, non è solo Sestri Ponente.
«Abbiamo la Direzione navi militari, in via Cipro, il Cetena, Seastema e Orizzonte Sistemi Navali. Sono centri essenziali per la nostra attività dove vengono progettate le navi del futuro. Parliamo di realtà tecnologicamente all’avanguardia dove lavorano ingegneri che sviluppano buona parte dei progetti che poi vengono realizzati in cantiere. Possiamo contare su software all’avanguardia e simulatori navali che ci vengono invidiati in tutto il mondo. Abbiamo stretto una fortissima collaborazione con l’Università di Genova: la sfida è quella di formare proprio in città ragazzi che poi, finiti gli studi, potranno entrare in azienda».

Nuove costruzioni, parliamo di militare. Quali sono i progetti per il cantiere integrato di Riva Trigoso e Muggiano, alla Spezia?
«Su questo specifico comparto, ormai da anni, Fincantieri ha acquisito una leadership non solo a livello nazionale ma mondiale. Questi due stabilimenti sono destinati a crescere e continueranno a costruire nuove navi militari, parte delle quali entreranno nella flotta della Marina italiana».

Parliamo di riparazioni navali. Fincantieri è in corsa per la privatizzazione dei bacini di carenaggio di Genova. Non è più remunerativo il business della costruzione di nuove navi?
«Quella del refit è un’attività dove abbiamo volumi interessanti. Si tratta di un servizio che un gruppo come il nostro può offrire agli armatori: un mercato fondamentale anche per quanto riguarda operazioni di allungamento delle navi dove Fincantieri ha dimostrato di essere all’avanguardia. Proprio per questi motivi, abbiamo deciso di partecipare alla privatizzazione della società Ente Bacini avviata dall’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona. Purtroppo, la gara è stata congelata per via di un ricorso al Tar che sta bloccando lo sviluppo delle riparazioni navali genovesi».

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