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Fremm, il Canada respinge il piano Fincantieri-Naval Group

Genova - Il governo canadese ha respinto la proposta firmata da Fincantieri e Naval Group per la costruzione di 15 fregate Fremm per la Marina del Paese nord-americano, per un valore di circa 30 miliardi di dollari - la metà rispetto a quanto pianficato da Ottawa per questo progetto.

Genova - Il governo canadese ha respinto la proposta firmata da Fincantieri e Naval Group per la costruzione di 15 fregate Fremm per la Marina del Paese nord-americano, per un valore di circa 30 miliardi di dollari - la metà rispetto a quanto pianificato da Ottawa per questo progetto.

Il diniego dei canadesi è dovuto al fatto che Fincantieri e l’ex Dcns hanno formalizzato la loro offerta al governo, e non seguendo la procedura prevista dal programma, cioè l’invito a presentare manifestazioni d’interesse - con scadenza 30 novembre - presso i cantieri Irving, la società individuata da Ottawa per la realizzazione materiale del piano di rinnovo della flotta della Marina canadese, nella parte che riguarda le unità con sistemi d’arma a bordo.

Il motivo per cui italiani e francesi - con il supporto dei rispettivi governi - hanno deciso di calare la carta della proposta al governo senza seguire la procedura di gara è data dal fatto le richieste poste dall’esecutivo canadese necessarie per accedere alla manifestazione d’interesse imponevano di trasmettere una mole consistente di dati sensibili ai cantieri (privati) Irving, su navi che - a differenza delle aziende che stanno presentando le loro manifestazioni in queste settimane - non solo esistono già, ma sono usate da diverse Marine in giro per il mondo, sono in corsa per essere adottate dalla Marina australiana e saranno proposte anche nel piano di rinnovo della flotta Us Navy. Partecipando al bando, il rischio sarebbe stato trasferire delle conoscenze a Irving su prodotti già esistenti.

Nonostante la veemenza del comunicato, secondo fonti di settore la mossa del governo canadese pare un atto dovuto: l’impegno di Roma e Parigi dietro a Fincantieri e Naval Group lascia presagire che nei prossimi mesi diversi saranno i contatti transatlantici tra le diplomazie europee e americane.

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