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Vestager: «Parigi può nazionalizzare i cantieri»

Cernobbio - «Naturalmente andremo sino in fondo con la nostra azione,se necessario». Margrethe Vestager non intende mollare la presa su Google. «I rimedi che hanno presentato servono per riequilibrare il loro servizio per le ricerche delle shopping online» dice la danese che guida l’Antitrust europeo.

Cernobbio - «Naturalmente andremo sino in fondo con la nostra azione, se necessario». Margrethe Vestager non intende mollare la presa su Google. «I rimedi che hanno presentato servono per riequilibrare il loro servizio per le ricerche delle shopping online - dice la danese che guida l’Antitrust Europeo -. Se non sarà il caso, o se avremo il sospetto che non lo sia, apriremo un’altra inchiesta che farà scattare l’orologio». Col risultato che, se il colosso della rete fosse colto ancora a violare le regole per la concorrenza, «ci sarà una multa che partirà dal giorno in cui abbiamo aperto la nuova inchiesta». Una sanzione quotidiana, salata, anche se probabilmente non come quella da 2,42 miliardi che Bruxelles ha inflitto alla casa di Mountain View. In una pausa del Forum Ambrosetti di Cernobbio, la signora Vestager si concede per un breve giro di orizzonte sulle questioni aperte. Il commissario Ue per la Concorrenza non ha gradito lo sbilanciamento di gender del vertice di Cernobbio. «Ladies, and gentlemen and gentlemen and gentlemen», è stato il suo saluto alla platea. Sorrideva. Poi s’è fatta più seria. «Google deve trovare un modo per adeguarsi alla decisione che abbiamo preso», ha sottolineato. Il problema è l’ordine dei risultati per chi cerca qualcosa da acquistare, la circostanza che porta in testa i titoli scelti dal motore: «Ci hanno spedito una lettera in cui illustrano cosa intendono fare: ci saranno altre domande e altre risposte; non abbiamo ancora un orientamento definito».

A che punto è il caso Google-Android?
«È, e resta, una priorità, perché l’infrazione potenziale è ancora in corso. Abbiamo il sospetto che Google usi Android per consolidare la sua posizione dominante anche sui servizi per la telefonia mobile. Non è un dossier su Android, che è un sistema molto buono. Il problema è che si tende a pensare che sia una applicazione Open Source, mentre realtà è molto difficile utilizzarlo in modo diverso da quello impostato da Google, difficile usarlo senza passare per Playstore».

Cresce in Europa la voglia di avere una legge “Compra europeo” per difendere i nostri prodotti. È una buona idea?
«Il protezionismo ha effetti molto negativi per i cittadini. Oltretutto, se limiti le scelte e limiti la concorrenza, limiti anche lo stimolo a innovare e essere dinamici».

Dicono che non è protezionismo e che serve per difenderci dai comportamenti irregolari come quelli cinesi.
«Una cosa è affermare “devi sempre comprare europeo”. Un’altra è dire che “non siamo naif” e che vogliamo la reciprocità. Posto questo, se una fusione o acquisizione crea dei problemi per l’ordine pubblico, o per la sicurezza nazionale, allora i governi devono poter agire diversamente. E’ legittimo dire “no”».

Vale anche per la nazionalizzazione temporanea in chiave anti-italiana dei cantieri di Saint Nazaire?
«Possono farlo. Non violano le regole europee, in questo modo. Tuttavia è importante che Italia e Francia si parlino. Quando ci sarà un accordo, lo esamineremo. Per ora la trattativa è aperta».

Sempre dalla Francia, e non solo, arriva la proposta di una web tax sui colossi di Internet. Le piace?
«Sembrerà banale, ma sono anzitutto in favore del fatto che queste società siano tassate, cosa che non succede sempre. La mossa più importante per gli stati membri è adottare subito la normativa sulla basa comune per la tassazione societaria. Questo cambierebbe le regole del gioco. Le piccole aziende attive in pochi stati pagherebbero meno, perché il sistema sarebbe facile. Mentre sarebbe più difficile per le multinazionali aggirare il Fisco saltando da uno stato all’altro. Il provvedimento è pronto per essere votato. Bisognerebbe farlo subito».

A che punto è il caso Ilva?
«È un dossier dalle molte facce, soprattutto perché i disastri ambientali a Taranto sono stati gravi e la popolazione ne ha sofferto. Aspettiamo l’accordo per il controllo della società e poi lo valuteremo».

Quanto ci vorrà?
«Ancora un po’ di tempo. Ma la buona notizia è che stiamo lavorando bene col governo italiano. Tutte le cose sono predisposte per arrivare a un lieto fine».

Vi attendente un autunno caldo per i dossier sulle banche italiane?
«L’estate è stata tranquilla. Si stanno applicando le soluzioni che abbiano definito con il vostro governo. Per le due banche venete e il Monte dei Paschi le cose procedono come da programma. E non abbiamo altri casi sul tavolo, almeno per ora».

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