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Ucina e Nautica Italiana promettono: «Ci sarà l’accordo» / IL CASO

Genova - Potrebbe essere tutto un grande bluff. Ma dopo mesi di divisioni, accuse e colpi bassi, un accordo tra le due associazioni che rappresentano in Italia il settore della nautica pare essere oggi più vicino che mai.

Genova - Potrebbe essere tutto un grande bluff. Ma dopo mesi di divisioni, accuse e colpi bassi, un accordo tra le due associazioni che rappresentano in Italia il settore della nautica pare essere oggi più vicino che mai. Un’intesa essenziale, anche per garantire un futuro al Salone di Genova già da quest’anno. Ucina e Nautica Italiana hanno detto sì alla proposta di intesa lanciata dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, che ha spiegato, ieri, tutti i dettagli di questo “trattato di pace” in un’intervista al Secolo XIX/The MediTelegraph. Un programma che le due realtà fino a questo momento non hanno voluto accettare, ma che adesso sembrano disposte a firmare, consentendo così all’intero settore - e specialmente al Salone di Genova - di beneficiare dei fondi pubblici che il Mise ogni anno mette a disposizione delle esposizioni fieristiche, a partire da quella di Genova.

Il patto che le due associazioni ora affermano di essere disposte a sottoscrivere, come spiegato dal sottosegretario Scalfarotto, prevede che le due entità inizino a collaborare tra loro, condizione essenziale per ottenere finanziamenti pubblici, sia per il tradizionale Salone di Genova organizzato da Ucina, sia per la manifestazione che Nautica Italiana vuole creare da zero a Viareggio. Alla tradizionale manifestazione del capoluogo ligure verrebbe garantita la stessa importanza e centralità che ha da sempre, mentre la nuova kermesse non sarebbe organizzata nello stesso periodo dell’anno e avrebbe un target differente: solo barche in acqua e yacht esposti solo oltre i 24 metri di lunghezza. «Insomma - ha sottolineato Scalfarotto - due saloni rigorosamente non in competizione tra loro, ma partecipati da entrambe le associazioni», condizione quest’ultima che consentirebbe ad alcuni grandi marchi italiani del settore - Azimut e Ferretti in primis - di fare ritorno a Genova dopo alcuni anni di assenza.

«Condividiamo in pieno l’appello del sottosegretario Scalfarotto - dice Carla Demaria, presidente Ucina - sottolineando di avere già fatto nostre le sue proposte e quelle del ministro Calenda, manifestandolo apertamente in più di un’occasione nel corso degli incontri che si sono succeduti al Mise. La proposta avanzata da Ucina rispecchia in pieno le indicazioni del governo. E abbiamo dato la disponibilità non solo ad accettare l’organizzazione di un secondo evento nautico da affiancare al Salone di Genova, come richiesto da Nautica Italiana, ma anche a condividerlo e a parteciparvi, fermi restando gli stessi paletti posti dal Mise». «Ci siamo spinti oltre - aggiunge Demaria - e abbiamo proposto il coinvolgimento in un possibile accordo dei quattro principali gruppi italiani, due soci di Ucina e due di Nautica Italiana. I primi due avrebbero partecipato al nuovo appuntamento di Nautica Italia sottoscrivendo un impegno in tal senso, garantito da penali economiche. Un impegno al buio quello da parte nostra peraltro, disponibili ad assumerlo pur non conoscendo non solo un piano di fattibilità di questo nuovo appuntamento, ma neanche la location, le data e le modalità. Il tutto in nome di un accordo, che abbiamo inseguito per più di un anno». «Le dichiarazioni di Scalfarotto al Secolo XIX - chiude - rispecchiano esattamente quanto sostenuto anche da Ucina e non poteva essere diversamente, poiché la nostra proposta ricalca fedelmente le indicazioni ricevute dal governo. Oggi non possiamo quindi che ribadire quanto già a suo tempo dichiarato al sottosegretario Scalfarotto nell’ultima occasione di incontro comune: la proposta è sempre valida e attende soltanto il consenso di Nautica Italiana».

«In occasione dell’ultimo incontro che abbiamo avuto a Roma - spiega invece Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana - eravamo pronti a firmare il progetto che ci è stato presentato dal sottosegretario Scalfarotto, peraltro inizialmente approvato anche dalla stessa Ucina. Poi, e la cosa ci ha stupiti e non poco, Ucina ha aggiunto alcune condizioni extra, paletti inaccettabili che lo stesso Scalfarotto non ha condiviso, perchè se così non fosse stato già prima di Natale avremo raggiunto un’intesa». «Nautica Italiana - aggiunge Tacoli - non ha mai voluto mettere in discussione il Salone di Genova, anzi inizialmente avevamo scelto proprio il capoluogo ligure per dare vita a un nuovo evento a primavera, che comunque mai avrebbe messo in discussione il tradizionale nautico d’autunno, perchè focalizzato sulle grandi imbarcazioni da diporto». «A fronte di tutto questo - sottolinea il numero uno dei “big” della nautica - credo che sia evidente che se qualcuno ha voluto far saltare l’accordo e questi non siamo di certo stati noi, visto che è molto difficile trovare un’intesa con chi un accordo non lo vuole fare».

Il nuovo evento a primavera che Nautica Italiana organizzerà a Viareggio «sarà dedicato a yacht di grandi dimensioni e quindi non in concorrenza con la kermesse genovese. Ma è impensabile, oltre che ridicolo, che qualcuno pensi di misurare le barche esposte con il righello», dice Tacoli. «Aggiungo - prosegue - che da parte dei marchi che fanno parte della nostra associazione c’è tutta la volontà a sostenere e partecipare al Salone di Genova qualora l’accordo proposto dal Mise venga accettato da Ucina». «Ringrazio Scalfarotto per il grande lavoro fatto fino a questo momento e per la massima disponibilità che ha sempre avuto in tutta questa vicenda». «A questo punto - chiude l’ex manager del gruppo Ferretti - non posso che ribadire quello che abbiamo detto anche prima di Natale: siamo disponibili ad accettare il piano ideato dal governo e dal ministro Calenda. E come presidente di Nautica Italiana, e Scalfarotto lo sa bene, non avrei problemi a presentarmi già domani al Mise per siglare l’intesa». A questo punto - viste le ultime dichiarazioni - basterebbe mettere tutto nero su bianco e convocare i diretti interessati. A meno che non si tratti di un grande bluff.

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