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Psa-Sech, il centrodestra prova a modificare la legge portuale / IL CASO

Genova - Ora la questione diventa politica. L’operazione di fusione tra Sech e il terminal di Psa - la principale banchina del porto di Genova - finisce in parlamento.

Genova - Ora la questione diventa politica. L’operazione di fusione tra Sech e il terminal di Psa - la principale banchina del porto di Genova - finisce in parlamento. Anzi è in entrambi i rami: alla Camera infatti, oltre a quelli presentati dalla Lega in Senato, c’è un emendamento firmato da Roberto Cassinelli, deputato di Forza Italia, che si inserisce nella discussione sulla legge di bilancio, ma condensa in poche righe la riforma portuale che nessuno ha mai osato scrivere. In una serie di misure a sostegno dei porti di Genova e Savona, l’onorevole genovese intende sopprimere anche il famigerato “articolo 18 comma 7” della legge portuale. Togliere cioè lo sbarramento che impedisce ad un concessionario di detenere e gestire un altro terminal per la stessa tipologia di merce. Semplificando: Psa e Sech movimentano container e sono entrambi nello scalo di Genova. Con l’operazione di fusione, la proprietà diventerebbe unica e infatti il via libera dall’Autorità portuale non sembra sarà così celere.

La vicenda è complessa e Paolo Signorini, presidente dello scalo, aveva chiesto un “aiuto” a Roma. Mentre l’Avvocatura di Stato lavora, in Parlamento si tenta il blitz. Togliendo quelle poche righe dalla legge, le porte per la fusione sarebbero quasi spalancate. Cassinelli inserisce anche altre misure a sostegno delle compagnie portuali, volendo estendere i benefici di cui gode la Culmv anche ai portuali di Savona, e prova a dare più anni di contratto ai lavoratori dell’Authority di Genova assunti a tempo con l’emergenza Morandi. La mossa sui terminalisti «si inserisce in un quadro di evoluzione dei porti - spiega Cassinelli - I limiti della concentrazione potranno poi essere verificati dall’Antitrust» anche se «il mercato rilevante non può più essere valutato esclusivamente in rapporto al singolo porto». Significa che se passasse l’emendamento- potrebbe essere discusso intorno al 20 dicembre nella legge di Stabilità - il cerino finirebbe all’Autorità garante delle concorrenza. L’Authority potrebbe dare il via libera perché è cambiata la legge, evitando così di subire gli strali di Msc - e degli altri terminalisti genovesi - che temono fortemente l’operazione. Il colosso di Gianluigi Aponte aveva già scritto una dura lettera a Palazzo San Giorgio, annunciando battaglia su un’operazione ritenuta illegittima. Inoltre l’Antitrust, a quanto risulta al Secolo XIX-The MediTelegraph, si sarebbe già mossa chiedendo informazioni sulla fusione sia al terminalista che all’Authority.

Il balzello sui container
Intanto il governo ha piazzato una nuova tassa sui contenitori dei porti. Un emendamento approvato nella notte introduce un nuovo balzello sui container «imbarcati e sbarcati, per di più anche se vuoti: è pura follia». Luigi Merlo, presidente di Federlogistica-Conftrasporto, denuncia il blitz «che costerebbe 15 euro in più a contenitore. È un regalo enorme ai porti del Nord e a quelli del Nord Africa». Genova rischia di pagare caro l’aggravio di costi giustificato con la necessità di racimolare sino a 150 milioni l’anno per dotare l’Agenzia delle Dogane di nuovi sistemi di controllo. —

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