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Genova e Savona al limite della capacità: dieci giorni per salvare i due porti

Genova - Il continuo maltempo e al chiusura della A6 per precauzione: Signorini mette sul tavolo la road map per non chiudere i moli.

Genova - Con i porti di Genova e Savona che ancora devono smaltire le merci accumulate sui piazzali dopo l’ultima settimana di emergenza dovuta al caos autostrade, la nuova chiusura della A6 ha fatto definitivamente scattare l’allarme rosso. Così ieri pomeriggio Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale, l’ente che gestisce i due scali liguri, ha chiamato il governatore ligure Giovanni Toti presentandogli una road map, possibilmente coordinata dalla Regione Liguria, che dovrà realizzarsi in un arco di tempo limitato, una decina di giorni al massimo. Da Piazza De Ferrari fanno sapere che la convocazione alle associazioni dell’autotrasporto per il necessario coordinamento partirà già questa mattina. «Ormai siamo veramente al limite - dice Signorini - in questa situazione basta un incidente anche piccolo, un camion o una macchina di traverso, e il sistema va in tilt. Intendiamoci, la chiusura della A6 è una tutela del cittadino, e non bisogna andare un millimetro al di sotto». Ma il combinato disposto tra l’allarme dei sensori e l’allerta gialla riduce all’osso i tempi di preavviso, che diventano insostenibili per il sistema portuale. Il piano di difesa di Signorini si articola su quattro punti: in primo luogo, l’organizzazione delle aree di accumulo (buffer) per i Tir diretti verso i due porti. «Al momento ce ne sono due, una sulla bretella di Novi, l’altro sulla A7, ma ne servirebbero altre. Queste sono disponibili da lunedì scorso, come da piano d’emergenza». Sono le aree di servizio di Bettole (A7) e Marengo (presso Predosa, sulla bretella di Novi Ligure). Il secondo punto è organizzativo: «Sulla A6 abbiamo chiusure con scarso preavviso, sulla A26 dobbiamo prepararci a mesi di disagi, la statale di Cadibona è minacciata da una frana - elenca Signorini - In questa situazione, è necessario creare un meccanismo di informazione che coinvolga la nave, il terminal, il trasportatore, lo spedizioniere e chi ha la merce per dare in tempo reale le soluzioni alternative su dove è possibile transitare in caso di emergenze».

Terzo, pur con tutte le difficoltà del caso, «i viaggi di notte: alle 03.00 è evidente che quelle due autostrade sono meno frequentate». Infine, Signorini mette sul tavolo anche «il tema delle compensazioni, che qualcuno dovrà pagare per questi disagi». Questa mattina alle otto, il dirigente del porto di Savona, Paolo Canavese, farà il punto con i terminalisti. Lunedì per gli scali liguri è un giorno intenso, e a Savona ci sono almeno tre emergenze: il grano diretto verso il Cuneese, le automobili Psa in arrivo da Barcellona e dirette verso il Nord Italia, e soprattutto il carbone per alimentare la cokeria di Bragno, alle spalle del porto ligure. Una frana infatti minaccia anche un pilone della funivia di 17 chilometri che collega il porto con l’altoforno: tutta la materia prima ora viaggia sui camion che si arrampicano sulla A6 o da Cadibona. Per questo Italiana Coke, la società che gestisce la fabbrica di Bragno, sta valutando una riduzione dell’attività dell’altoforno. Luca Becce, presidente dei terminalisti italiani, i gestori delle banchine all’interno dei porti, conferma che siamo al limite, « non di tipo legale, ma proprio di tipo fisico». Giuseppe Bossa, coordinatore dell’osservatorio Autotrasporto, sul tema degli indennizzi propone «la sbarra alzata ai caselli di Genova Ovest e Genova Aeroporto: già quello aiuterebbe a fluidificare il passaggio dei veicoli pesanti. Si vuol far pagare lo stesso? Va bene, tanto arrivati al casello di destinazione è facile individuare da dove è partito il mezzo, visto che sarebbero gli unici caselli con sbarra alzata. C’è poi un problema di strettezza del raggio della curva che si deve affrontare sulla A26 al cambio di corsia. I colleghi devono proprio frenare, perché se affrontate in velocità, c’è il rischio che le cabine dei tir si sfiorino, o quantomeno gli specchietti». —

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