SERVICES

«Così è sfumata l’operazione Dfds» / INTERVISTA

Genova - La compagnia danese Dfds ha annunciato l’annullamento dell’acquisto di due navi da parte dal gruppo Onorato armatori. Il patron Vincenzo Onorato spiega perché vuole fare causa a Unicredit

Genova - La compagnia danese Dfds ha annunciato l’annullamento dell’acquisto di due navi da parte dal gruppo Onorato armatori. Questo perché - ha spiegato ieri il patron Vincenzo Onorato - Unicredit in qualità di security agent dell’operazione, non ha tolto le ipoteche sulle due unità (che secondo stime valevano circa l’80% del debito della compagnia).

Unicredit non replica, ma è noto che ruolo del security agent è quello di tutelare gli interessi delle banche ma anche, in questo caso, dei bondholder, che senza le ipoteche potevano rischiare di rimanere troppo esposti sul debito di Moby. Una mossa che tuttavia non è piaciuta a Vincenzo Onorato, che ha annunciato l’intenzione di portare in tribunale Unicredit.

Da cosa nasceva quell’operazione con Dfds?
«Faceva parte del piano industriale, concordato a febbraio di quest’anno con le banche, di cui Unicredit è capofila, e i soggetti che hanno sottoscritto il bond da 300 milioni. Sulle navi abbiamo effettuato una ventina di operazioni di questo tipo. L’accordo con Dfds che ci obbligava a cedere le due unità per noi valeva 75 milioni: 66 sarebbero serviti al rimborsare le banche del nostro debito residuo, che così sarebbe sceso a 34 milioni. Il nostro debito originario sulla flotta era 200 milioni, già ridotto a 100».

Perché Unicredit ha detto no alle ipoteche?
«Attenzione, non ha detto no. L’operazione è più subdola: non si è espressa. Noi il 20 settembre abbiamo notificato a Unicredit l’operazione, che aveva l’obiettivo di lasciarci le ipoteche sulle navi fronte dell’incasso della somma pattuita. La banca aveva tempo per rispondere fino al 28 ottobre ».

Non avete sollecitato degli incontri con la banca?
«Abbiamo più volte richiesto un incontro con loro, la risposta sono stati 39 giorni di silenzio. Però in quegli stessi giorni sono filtrate voci di una preoccupazione della banca per la posizione presa nel frattempo dai bondholders, che come sa avevano presentato istanza di fallimento presso il tribunale di Milano proprio a seguito dell’operazione Dfds».

Ma il tribunale ha respinto l’istanza, pur facendo nella sentenza delle ipotesi anche di tipo concorsuale. Alla luce dell’atteggiamento di Unicredit i fondi come hanno reagito? «Diciamo che con loro è in corso un tavolo di confronto, dopo aver preso l’impegno di non ricorrere in appello contro la decisione del giudice di Milano».

Quindi si apre la battaglia giudiziaria con Unicredit.
«Se avesse scritto un documento in cui ci negava la rimozione delle ipoteche sulle navi, Unicredit avrebbe messo nero su bianco il fatto di aver mandato a monte il nostro piano industriale. Noi da loro su questo non abbiamo una carta scritta. Semplicemente, è stato fatto scadere il termine. Così adesso la prima banca italiana mette a rischio una compagnia di 5.800 persone, tutte italiane. Guardi, spero che Dfds faccia, e sicuramente lo farà, la richiesta danni. Ci vuole un po’ di tempo per presentare la denuncia, ma sarà una bomba atomica».

Perché secondo lei la banca non ha agito in questo modo?
«Non lo so. Che ci sia un disegno dietro, che ci siano degli interessi, mi pare evidente. Ma onestamente non so di chi».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››