SERVICES

Effetto Brexit: in Grecia maxi-piano di sostegno allo shipping / IL CASO

Genova -Gli armatori greci sono il motore dell’economia del Paese che nell’Unione è tra i più piccoli per estensione, ma a livello globale rappresenta la principale potenza marittima.

Genova - Non pagano tasse per Costituzione. Continuano a comprare navi e in Europa una su due è loro. È stato calcolato che le loro holding valgono quasi 100 miliardi di dollari, secondo gli ultimi dati aggiornati al 2019. Gli armatori greci sono il motore dell’economia del Paese che nell’Unione è tra i più piccoli per estensione, ma a livello globale rappresenta la principale potenza marittima. Ed è in continua espansione. Anche quando Atene era nel pieno della crisi economica e persino adesso che lo shipping naviga in acque agitate. Il nuovo governo di Kyriakos Mitsotakis è però preoccupato: la Grecia per l’esecutivo rischia di non essere più la patria dello shipping. Tanto che a pochi mesi dalle elezioni il primo ministro si è affrettato a lanciare, per ora solo a parole, un programma di sostegno al settore marittimo: una pioggia di soldi, dai porti alla Guardia Costiera, sino alla formazione dei marittimi. Ma la grande parte sarà destinata agli armatori: «Dobbiamo far tornare competitiva la bandiera greca» ha detto Mitsotakis, pronto a dare vita ad un programma di incentivi per far tornare a casa gli armatori del Paese che preferiscono registri di comodo a quello già decisamente conveniente di Atene.

Il “collega” ministro dello shipping ha un programma ancora più ambizioso: Ioannis Plakiotakis vuole riportare in patria non solo le navi degli armatori locali che usano altre bandiere, ma ha deciso di attirare anche nuovi investimenti stranieri, sui porti e sulla flotta mercantile. E ha messo il mirino sulle crociere: «Sono in cima alle nostre priorità» ha spiegato il ministro. Più delle difficoltà del settore e più della crisi interna, il governo greco è spaventato della concorrenza spietata degli inglesi, pronti a cavalcare la Brexit: «Vogliono trasformare il loro Paese in un paradiso delle tasse». E, sottinteso, portare via armatori alla Grecia. «I nostri operatori continuano a crescere, mentre il nostro registro nazionale continua a diminuire - spiega Plakiotakis - Dobbiamo agire». E nei prossimi mesi metterà sul piatto nuovi incentivi allo shipping, già graziato sul fronte della tasse.

Primi al mondo In Europa le navi della flotta mercantile greca rappresentano il 53% del totale. Nel mondo sono il 21%. Significa che Atene si conferma la capitale del settore, secondo i dati diffusi dalla locale associazione degli armatori. Nei primi tre mesi del 2019, gli operatori greci hanno speso quasi 1 miliardo di dollari per comprare altre 65 navi, quasi il 15% delle compravendite avvenute globalmente in quel periodo. È il “mercato dell’usato” quello su cui gli operatori ellenici sono fortissimi: più della Cina che è solo seconda alla Grecia, con 600 milioni di investimenti per far crescere la propria flotta. E anche sopra la Germania, terza in classifica: la rivincita sulla troika voluta da Berlino, passa soprattutto dal mare.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››