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«Servono più rapporti con i Paesi del Mediterraneo» / INTERVISTA

Genova - L’armatore Ignazio Messina: «Italia porta di ingresso del Sud Europa? Solo con nuovi collegamenti».

Genova - Quali sono le economie dei Paesi del Mediterraneo che stanno dando segnali positivi dal punto di vista economico-produttivo? «Nel Mediterraneo – dice Ignazio Messina, ad del gruppo Messina - la situazione dei Paesi è molto variegata dal punto di vista economico-produttivo: lato Europa, per i mercati da noi serviti, sicuramente la Spagna è il Paese che ha dimostrato una maggiore vivacità e crescita negli ultimi anni, seguita dalla Turchia, mentre sul lato opposto del Mediterraneo la Tunisia e l’Egitto si sono contraddistinti in termini di crescita economica».

Ci sono Paesi con i quali l’Italia, per il comparto marittimo, dovrebbe aumentare i propri scambi commerciali?

«L’Italia – spiega l’armatore - dovrebbe incrementare, a livello generale, i rapporti con tutti i Paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo, anche se le relazioni commerciali sono mutate profondamente negli ultimi anni, divenendo sempre più i Paesi africani i mercati di approvvigionamento da parte di molti altri Paesi, anche a discapito dell’esportazione italiana. Ad esempio, la Tunisia e l’Egitto sono divenuti dei mercati di riferimento importante per le importazioni da diversi Paesi del West Africa, a causa della crescente qualità dei prodotti a fronte di un prezzo inferiore rispetto ai Paesi europei fra cui certamente l’Italia».

Quali sono i maggiori prodotti trasportati via nave, in questa area, sia in entrata che in uscita dai porti italiani?

«L’interscambio fra i Paesi del Mediterraneo e l’Italia riguarda quasi tutta la tipologia dei prodotti, privilegiando tuttavia le esportazioni dei prodotti italiani che maggiormente si qualificano per la qualità del made in Italy, dalla meccanica ai prodotti alimentari, mentre il settore delle ceramiche, ad esempio, essendosi specializzato soprattutto nei prodotti di alta gamma, ha visto una crescente esportazione verso Paesi più ricchi quali gli Stati Uniti rispetto ai Paesi africani, una volta importanti mercati di riferimento».

I porti italiani sono davvero la porta di ingresso dell’Europa per i traffici che arrivano da Sud? Ci sono altri Paesi che potrebbero togliere all’Italia questo primato?

«Si parla spesso dell’Italia come porta di ingresso del Sud per l’Europa: la potenzialità è tuttavia ancora inespressa, soprattutto per la carenza di collegamenti terrestri che rendano economico ed efficiente il trasporto terrestre dai porti italiani al mercato del Centro-Sud Europa. Mentre alcuni porti italiani, seppur con ritardi importanti rispetto a quelli nordeuropei, stanno adeguando le proprie infrastrutture per ricevere le navi di ultima generazione, i collegamenti terrestri continuano a presentare delle forti criticità, anche se in misura diversa tra il versante tirrenico e quello adriatico. Per diversi motivi, tra cui quello forse più importante la maggiore contribuzione economica con fondi pubblici al trasporto intermodale, dai porti dell’Adriatico si effettuano un maggiore numero di treni per servire i mercati del Centro Europa e dell’Europa dell’Est. Sul versante Tirrenico, invece, forse solo con la realizzazione del Terzo valico si potranno finalmente effettuare dei treni più lunghi e pesanti che renderanno più economico l’utilizzo del treno e, quindi, la penetrazione stessa nei bacini di traffico del Centro-Sud Europa, privilegiando l’utilizzo dei porti italiani rispetto a quanto accaduto finora».

Il Nord Africa, per via delle note vicende geopolitiche, non è cresciuto come molti si aspettavano. Resta davvero il mercato, nell’area del Mediterraneo, che presenta maggiori possibilità di crescita nel breve-medio periodo?

«Nel breve-medio periodo non è semplice fare delle previsioni di crescita degli interscambi tra l’Italia e i Paesi del Nord Africa: le tensioni politico-sociali che caratterizzano alcuni Paesi – in primis la Libia – rendono lo scenario ancora di non facile lettura. Sicuramente la Tunisia e l’Egitto rappresentano oggi i Paesi con maggiore potenzialità di crescita, mentre negli anni l’Algeria è rimasta più stabile e nel futuro si spera molto nella Libia per la ricostruzione del Paese dopo così tanti anni di guerra civile, così pure per la Siria. Il Nord Africa rimane, comunque, un mercato molto importante per l’Italia e quest’ultima potrebbe giocare un ruolo di tutto rilievo se si investisse maggiormente anche nelle relazioni politico-istituzionali a supporto della crescita delle relazioni economico-commerciali».

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