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«Non possiamo rinunciare ad avere una sola voce» / IL COLLOQUIO

Genova - Sono sempre stato un grande fautore del dialogo e, così dicono, un profondo ascoltatore. È per questo che rimango convinto che sia necessario portare avanti un’idea comune, anche a fronte delle divisioni che ci sono state». Così Mario Mattioli, presidente della Confitarma, in risposta a Stefano Messina

Genova - Sono sempre stato un grande fautore del dialogo e, così dicono, un profondo ascoltatore. È per questo che rimango convinto che sia necessario portare avanti un’idea comune, anche a fronte delle divisioni che ci sono state». Se per Stefano Messina la scissione di Assarmatori dalla casa madre Confitarma ha rappresentato «un bene per il settore», per il presidente della Confederazione legata a Confindustria «le separazioni non portano mai valore aggiunto, ma parcellizzano e di conseguenza indeboliscono tutti. Questo succede nelle associazioni come in politica».

Due anni dopo la nascita di Assarmatori, la formale cordialità tra le due sponde dell’armamento italiano nasconde solo in parte la lontananza di vedute dei protagonisti: «Messina dice che Confitarma fa ostruzionismo contro la sua associazione - dice Mario Mattioli - Io sono portato a pensare, invece, che la loro difficoltà a entrare in determinati consessi dipenda da una semplice questione di rappresentanza. Soprattutto a livello internazionale, dove noi siamo presenti da sempre e dove non esistono le doppie rappresentanze, è normale che ci si chieda quali siano i reali interessi difesi da Assarmatori. Una questione che ancora oggi non appare chiara a tutti». «Ho preso atto delle ultime adesioni all’associazione presieduta da Messina - continua Mattioli - Sono due società che fanno capo a Dp World, nomi altisonanti dello shipping mondiale. Così come è fuor di dubbio che Msc, secondo operatore container al mondo, sia un nome di assoluto prestigio. Mi permetto solo di fare notare che Gianluigi Aponte, secondo lo statuto di Confitarma, potrebbe aderire alla nostra Confederazione solo come socio aggregato, non avendo bandiera e stabile organizzazione in Italia. Questa è la grossa differenza fra le due associazioni». Un’obiezione che Assarmatori respinge fin dal giorno della fondazione, facendo notare come gli interessi italiani si difendano anche favorendo l’ingresso e lo sviluppo di soggetti stranieri sul mercato interno. «Ma qui non si tratta di impedire a gruppi esteri di investire in Italia – spiega Mattioli – Estendere i benefici fiscali agli armatori stranieri che imbarcano italiani, come chiede Messina, significa sperare che quei benefici viaggino con il lavoratore e non l’impresa. Significa, in sostanza, attribuire un vantaggio fiscale a chi già oggi preferisce assumere italiani, indipendentemente da quel beneficio. E le mie perplessità non finiscono qui. Siccome il Paese non ha risorse infinite, temo che l’eventuale accoglimento di questa proposta finirebbe col danneggiare la tonnage tax e il registro internazionale, istituti che lo stesso Messina ha sempre sostenuto di voler difendere». E se lo Stato le trovasse, queste risorse? «Preferirei che le mettesse a disposizione di chi opera in Italia, magari sul trasporto pubblico locale». Ma come è possibile, di fronte a questa divisione, sperare che lo shipping parli con una “voce unica”? «Io la mia proposta l’ho già lanciata, e qualcuno si era anche detto disposto ad accettarla, salvo poi non presentarsi nel momento decisivo. Credo che il cluster marittimo possa unire tutte le voci nella Federazione del Mare, a partire dal mondo del terminalismo portuale, che oggi non è presente. Certo: sul fronte del lavoro a bordo non troveremo mai un’intesa, ma su tutto il resto continuo a vedere una pericolosa e inutile frammentazione. La lezione dovrebbero conoscerla tutti: più si è frammentati, meno si conta. Non a caso, nella vecchia politica non si litigava mai in pubblico: di dava la precedenza alla stabilità del Paese, le questioni si risolvevano all’interno dei partiti. A proposito: dire che Assarmatori rappresenta la maggioranza degli operatori delle Autostrade del mare, quando in Confitarma abbiamo il primo player al mondo (Grimaldi, ndr) mi pare un azzardo». Sempre in tema di divisioni: nei giorni scorsi Premuda è uscita da Confitarma. «Una scelta che mi ha amareggiato, e che immagino non sia stata presa da Ezio Alcide Rosina. Ho avuto modo di parlarne con qualcuno di Pillarstone, evidentemente non abbiamo la stessa sensibilità, ma una cosa è certa: in questa fase, i fondi che hanno investito nello shipping dovrebbero essere i primi ad avvertire l’esigenza di fare parte dell’unica associazione che difende la bandiera italiana e, di conseguenza, il cash flow delle aziende che controllano, o nelle quali sono presenti».

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