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L’America di Trump non rinuncia al sovranismo marittimo / ANALISI

Il contrammiraglio Buzby: «Aprire il settore a compagnie straniere sarebbe un disastro per l’economia e per l’occupazione».

Il Jones Act – la legge che impone alle navi che battono bandiera Usa di essere costruite negli Stati Uniti e di avere un equipaggio americano - non è la causa di tutti i mali. A dichiararlo sono ufficiali e dirigenti della Maritime Administration, i quali sostengono fermamente che la legge – nata nel 1920, dopo l’esperienza della prima guerra mondiale, con il preciso intento di proteggere il settore marittimo americano – non sia la responsabile dell’innalzamento dei costi dello shipping. “Il diffuso atteggiamento di critica nei confronti del Jones Act non è assolutamente supportato dai fatti – spiega Mark Buzby, contrammiraglio della Marina degli Stati Uniti, in pensione e che attualmente ricopre l’incarico di amministratore dell’Amministrazione Marittima degli Stati Uniti – Occorre intanto partire dal presupposto che muovere qualsiasi bene o merce su strada o su ferrovia attraverso il paese è sicuramente molto più costoso rispetto a farlo utilizzando il trasporto su acqua”.

Secondo quanto sostiene Buzby, aprire il traffico agli spedizionieri internazionali innalzerebbe i livelli di attenzione riguardanti la sicurezza nazionale sui corsi d’acqua, inclusi i Grandi Laghi: “Non capisco perché dovremmo far subentrare operatori stranieri” afferma il contrammiraglio. Anche James Weakley, presidente della Lake Carriers Association, difende il Jones Act, definendolo la “base” della linea politica americana per quanto concerne lo shipping e quindi i marittimi, le navi e i cantieri per riuscire a mantenere la presenza nazionale nel commercio dentro e fuori i confini Usa. Questa legge, secondo Weakley, consente ai costruttori di navi - così come agli spedizionieri - di effettuare una pianificazione a lungo termine per quanto riguarda la movimentazione delle merci e l’investimento in infrastrutture.

Tuttavia l’intenzione di aprire alle navi e agli equipaggi stranieri il commercio lungo le coste e i corsi d’acqua americani ha preso campo negli ultimi due anni e non sembra aver subito rallentamenti. Secondo Buzby e altri colleghi una scelta di questo genere sarebbe disastrosa per il settore marittimo americano. “Grazie al Jones Act – spiegano Buzby e Weakly - i posti di lavoro nel settore marittimo sono ben pagati e permettono ai marittimi di riuscire a mantenere una famiglia e assicurarsi un futuro”. Rispetto al 1920, tuttavia, la situazione commerciale americana è modificata: il business è cambiato e gli spedizionieri tendono a prediligere la movimentazione su strada e su ferrovia piuttosto che su acqua. “Il primo passo da compiere è far aumentare la consapevolezza della forza e della qualità del trasporto marittimo presso gli spedizionieri” spiega Buzny. “Bisogna che diventi naturale per chi lavora nel settore scegliere le vie marittime anziché la strada, considerandola l’opzione più vantaggiosa – aggiunge Jonathan Nass, Ceo della Maine Port Authority – Optare per il trasporto su acqua significa fare la scelta più ecologica e più rispettosa nei confronti dell’ambiente e inoltre riduce la congestione stradale”.
Secondo Buzny e Weakley è anche necessario pensare ad una detassazione a favore degli spedizionieri americani che utilizzano porti nazionali per i loro business.

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