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Pettorino: «Così diamo la caccia a chi inquina il mare» / INTERVISTA

Genova - La protezione del mare, ricorda Giovanni Pettorino, comandante generale delle Capitanerie di porto, è un tema che in Italia è diventato legge da meno di 40 anni.

Genova - La protezione del mare, ricorda Giovanni Pettorino, comandante generale delle Capitanerie di porto, è un tema che in Italia è diventato legge da meno di 40 anni: un arco di tempo nel quale è stato possibile limitare al massimo l’inquinamento marino da parte delle navi. Un esempio: molti ricordano ancora quando andando in spiaggia, spesso ci si sporcava col catrame. «Pochi sanno - dice Pettorino - che questo non succede più grazie alla nostra attività». Tuttavia, pur raccontando volentieri la macchina che le Capitanerie hanno predisposto per difendere il mare dall’inquinamento, l’ammiraglio avverte che oggi per guardare al future del mare bisogna guardare «a terra». Questo sarà tra l’altro il tema della conferenza di martedì prossimo, 25 giugno, (“An Ocean Awakening”, alle 16.30 presso l’Acquario di Genova) organizzata da Wärtsilä, il principale produttore di motori per navi al mondo, in collaborazione con le Capitanerie di porto, in apertura del ciclo di incontri culturali all’interno della Genoa Shipping Week, la settimana dedicata al business marittimo organizzata da Assagenti, l’associazione degli agenti e mediatori marittimi genovesi.

Ammiraglio, però il mare è grande. Come fate a sorprendere chi inquina?
«Il trucco è arrivarci dal cielo: tutti i nostri aeromobili sono dotati di strumenti di telerilevamento che ci permettono di individuare l’eventuale immissione di idrocarburi in mare da parte delle navi. Non solo: quando una nave arriva in porto, italiana o straniera che sia, esaminiamo i documenti di bordo e la misura dei liquidi nelle casse, per verificare se ci siano stati degli sversamenti in mare di inquinanti. E con i satelliti, in presenza di idrocarburi in mare, possiamo ricostruire quali navi sono passate in quella determinata area inquinata. Le contravvenzioni per questi tipi di reati sono elevatissime... ci sono anche denunce penali. Oggi nessun equipaggio, ad esempio, si sogna più di lavare le cisterne in porto e inquinare il mare».

Aerei, satelliti, i controlli in porto: tutto risolto?
«Il problema oggi è che l’inquinamento del mare arriva appunto da terra. Non tutti i centri abitati hanno depuratori funzionanti, molte delle acque raccolte finiscono in mare senza una adeguata depurazione. E poi c’è la questione delle plastiche che finiscono in mare: con il nostro sistema di controlli incrociati abbiamo praticamente azzerato l’inquinamento prodotto dalle navi. Ma il problema della plastica è enorme, e appunto viene da terra. Per questo motivo c’è stata una campagna di sensibilizzazione del ministero dell’Ambiente che poneva al centro proprio questo tema».

Ci si accorge oggi della plastica, ma quando è entrata in vigore in Italia la prima norma per la salvaguardia ambientale dei nostri mari?
«Solo nel 1982: con la legge per la difesa del mare venne creato il primo impianto normativo di controllo e vigilanza che prevede espressamente una norma punitiva che vieta l’immissione in mare di sostanze appartenenti alla categoria degli idrocarburi. È da quel momento le Capitanerie sono state dotate di unità navali più grandi e di una flotta di aerei. Dagli anni Ottanta in poi, la normativa in materia di tutela ambientale è notevolmente cresciuta tanto che il nostro corpo, per quanto riguarda questo aspetto, oggi non dipende solamente dal ministero dei Traporti ma anche da quello dell’Ambiente».

Quindi fino al 1982 non esisteva alcuna tutela per il mare in Italia?
«Diciamo che non c’erano norme specifiche in materia, anche noi ci siamo dovuti in qualche modo adattare. Ma l’attenzione non è mai mancata e la tutela dell’ambiente marino è sempre stato uno dei punti sui quali le Capitanerie sono sempre intervenute».

E come?
«C’erano norme indirette: come quella che vietava l’immissione in mare di sostanze differenti dalla composizione del mare stesso. Si trattava di una norma a tutela del prodotto ittico, per evitare la moria dei pesci nel caso avessero ingerito sostanze nocive. Un’altra legge che ci ha permesso di lavorare per tutelare l’ambiente marino è quella che già negli anni passati vietava lo scarico nei porti di materiali, che in sostanza era nata per evitare l’interramento dei porti...». —

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