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Porto, il conto di Federagenti: dal crollo danni per 400 milioni

Genova - Stanziati dal governo solo 270 milioni. Allarme della Cgil: nel primo trimestre meno seimila occupati.

Genova - A quasi un anno dal crollo di Ponte Morandi, la categoria degli agenti marittimi italiani traccia un bilancio dei danni economici subiti dal cluster marittimo genovese che opera in porto e comprende anche centinaia di imprese associate a Federagenti. Perdite ingenti alle quali, per il territorio ligure, si aggiungono dati Istat poco confortanti sul fronte dell’occupazione che sono stati elaborati dalla Cgil regionale. Secondo l’analisi di Federagenti, anticipata al MediTelegraph, i danni produttivi subiti da agenzie marittime ma anche terminalisti, armatori, spedizionieri e autotrasportatori – tra lo scorso anno e quest’anno - raggiungono circa 400 milioni di euro.

Una perdita enorme, dunque, che interessa migliaia di imprese che quotidianamente operano nel primo porto d’Italia e riguarda la merce che viene caricata e scaricata dalle navi che approdano sotto la Lanterna. Il crollo del Morandi sarà uno dei tanti temi che saranno affrontati questa mattina ad Ancona nel corso dell’assemblea annuale di Federagenti. Analizzando i numeri elaborati dagli agenti marittimi, nel 2018 le perdite ammontano a 130 milioni di euro per il settore container, 6 milioni per l’aspetto che interessa l’autotrasporto e 1 milione di euro per i traghetti. La cifra, secondo una previsione da qui a gennaio, è destinata sensibilmente a crescere per il 2019. Se, infatti, i danni per il 2018 patiti dalle aziende sono stati stimati in circa 150 milioni di euro, entro la fine di quest’anno saliranno a circa 250 milioni di euro: 240 milioni per il comparto contenitori, 7 milioni per l’autotrasporto e 1,5 milioni per i traghetti. Le perdite individuate dagli agenti marittimi riguardano soprattutto il mancato traffico e una diminuzione delle merci movimentante che si traducono, nel caso dei contenitori, in un calo del 5% rispetto al periodo antecedente il crollo del Morandi. Ma ci sono anche gli aumenti dei costi e la riduzione delle tasse portuali.

Con il “decreto Genova” messo a punto per la ricostruzione dopo il crollo del Morandi, il governo ha stanziato un pacchetto di fondi straordinari dopo la tragedia dello scorso 14 agosto. Quelli che riguardano il mondo portuale e il cluster marittimo – a livello nazionale e non solo per le imprese con sede nella provincia di Genova - non riusciranno a coprire tutti i danni subiti dal comparto. Le perdite calcolate dalle imprese attive nel settore porto e logistica potranno essere mitigate da 270 milioni di euro: sono soldi, però, che sono stati messi a disposizione per un pubblico molto più ampio rispetto a chi lavora in porto: la cifra, infatti, è stata destinata per compensare la diminuzione delle tasse portuali, realizzare una zona franca urbana e risarcire tutte quelle imprese che hanno subito danni dal crollo del viadotto. La legge di bilancio aggiunge altri 100 milioni di euro per la zona franca urbana e 200 per piani di sviluppo portuale che riguardano le infrastrutture. Per quanto riguarda l’autotrasporto, sempre a disposizione di tutte le imprese nazionali e non solo genovesi, il governo ha stanziato 20 milioni di euro per il 2018, 80 milioni per quest’anno e altri 80 per il 2020. Quella di questa mattina, per Federagenti, sarà la 70 esima assemblea annuale. Ad Ancona, oltre al presidente degli agenti marittimi Gian Enzo Duci, interverranno il presidente di Assarmatori Stefano Messina, quello di Confitarma Mario Mattioli, il comandante generale delle Capitanerie di Porto Giovanni Pettorino e Mauro Coletta, direttore generale del ministero dei Trasporti.

OCCUPAZIONE IN CALO LIGURIA

Non sono dati positivi quelli che riguardano l’occupazione. Nel primo trimestre 2019 rispetto al 2018, la Liguria ha 6mila occupati in meno e 5mila disoccupati in più. Numeri preoccupanti, in controtendenza sia rispetto al Nord Ovest che al resto d’Italia. Cala in particolare il settore servizi mentre resistono industria e costruzioni. Balzo dell’agricoltura, mentre il calo di occupati è sensibile sia nel commercio che nel turismo. Il numero di disoccupati in Liguria, per la prima volta dal 2010, quota 80 mila unità (+7,2% rispetto al primo trimestre 2018). Secondo Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria, non esiste più «un prima e un dopo Morandi. La fragile ripresa dell’occupazione dei primi nove mesi del 2018 si è fermata». «A pagare, tra i nuovi disoccupati, sono soprattutto le donne», chiude Marco De Silva, responsabile Ufficio economico Cgil Liguria. Intanto, Federico Pinna, il consigliere delle Compagnia Unica che nei giorni scorsi si era dimesso, ha fatto marcia indietro dopo un faccia a faccia con il console Benvenuti.

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