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Petrolio nel Pacifico, assolto il comandante della “Ridgeway”

Genova - Si è conclusa la disavventura giudiziaria che ha visto coinvolta una nave russa e il suo equipaggio, accusato di un grave incidente ambientale e di manomissione delle prove.

Genova - Si è conclusa la disavventura giudiziaria che ha visto coinvolta una nave russa e il suo equipaggio, accusato di un grave incidente ambientale e di manomissione delle prove. Vjaceslavs Birzakovs, dopo aver affrontato un regolare processo, adesso è libero. Detenuto con altri 10 membri del suo equipaggio per 19 mesi in Louisiana poiché coinvolto in un grave caso di inquinamento, il comandante della “Ridgeway Alexander Z” è stato assolto il 23 maggio da tutti i capi di imputazione e ha potuto finalmente rientrare nella sua Russia.

«Ho cooperato al massimo delle mie forze con la Guardia Costiera per individuare le responsabilità di quanto accaduto e sono davvero contento, ma non del tutto sorpreso, del verdetto della giuria – ha dichiarato Birzakovs – Fin dal principio ho sempre dichiarato la mia innocenza e sono grato di aver ricevuto un processo onesto e corretto che mi ha permesso di dimostrarla».

Il Dipartimento di Giustizia americano lo scorso febbraio aveva comunicato che la Interorient Marine Services – la compagnia che gestiva la petroliera – era stata condannata con sentenza nel Western District della Louisiana per aver redatto registrazioni false e incomplete circa lo scarico illegale di petrolio dalla nave. Per questo reato la compagnia è stata condannata al pagamento di un risarcimento di 2 milioni di dollari e ad osservare un periodo di libertà condizionata di quattro anni. Durante questo tempo tutte le navi gestite dalla compagnia e che prevedono scali nei porti degli Stati Uniti dovranno seguire un rigido piano ambientale. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che i residui del carico di petrolio rilasciati dalla petroliera erano stati scaricati illegalmente dalla Ridgebury Alexander Z direttamente nell’oceano senza essere adeguatamente processati con le attrezzature di prevenzione per il danno ambientale di cui la stessa unità doveva essere dotata, in grave violazione rispetto alla legge degli Stati Uniti che rende esecutiva la “International Convention for the Prevention of Pollution from Ships”. La stessa compagnia ha ammesso che nei libri della nave erano state effettuate registrazioni errate proprio per non portare alla luce lo scarico illegale.

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