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L’America si scopre nazione orfana dello shipping / FOCUS

Washington - Lo shipping americano sta morendo. È l’allarme che lanciano gli addetti ai lavori, invocando una presa di posizione da parte delle istituzioni e di tutti gli stakeholder

Washington - Lo shipping americano sta morendo. È l’allarme che lanciano gli addetti ai lavori, invocando una presa di posizione da parte delle istituzioni e di tutti gli stakeholder.

Le conseguenze di un declino di questo settore possono essere molto pesanti: basta partire dal presupposto che il 90% del commercio internazionale avviene via mare. Solo questo fa capire quanto sia importante poter disporre di una flotta mercantile in buona salute e di un sistema portuale funzionante. Solo 75 anni fa, al termine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti disponevano della più grande flotta commerciale a livello mondiale, possedendo il 60% del tonnellaggio totale. Oggi, invece, le più grandi flotte mondiali appartengono a Grecia, Cina e Giappone. Ognuna di queste è tre volte più grande dell’attuale flotta mercantile degli Stati Uniti d’America.

Una struttura invecchiata che non riflette in alcun modo gli antichi splendori e i primati di cui è stata protagonista la marineria commerciale del paese nel secolo scorso. Secondo quanto previsto dal “Jones Act” – una legge approvata nel 1920, introdotta dal senatore Wesley Jones e relativa alla promozione e alla manutenzione della flotta mercantile americana - tutti i beni nazionali devono essere necessariamente trasportati su navi di proprietà degli Stati Uniti, che battano bandiera statunitense e con un equipaggio americano, oltre che costruite negli Stati Uniti.

I limiti di questo provvedimento sono evidenti: per fare un esempio non esistono unità di trasporti per il gas naturale liquefatto battenti bandiera statunitense. Ciò porta al verificarsi di situazioni paradossali che vedono riserve di gas rimanere ferme sulle coste del Golfo del Messico senza avere la possibilità di raggiungere i consumatori americani sulla costa atlantica. Anche il livello degli investimenti nel settore è crollato in modo significativo.

Durante il suo momento più florido, nel corso della seconda guerra mondiale, il Brooklyn Naval Yard dava lavoro a 75mila persone. La Bethlehem Steel era leader mondiale per quanto riguardava la costruzione delle super-petroliere. Il Jones Act ha avuto le sue responsabilità anche a questo proposito, portando i cantiere navali ad un’assenza totale di competitività. Grazie a questa legge il costo per produrre una nave mercantile americana è diventato da tre a cinque volte maggiore rispetto a quello per costruire un’unità navale in un altro paese. Di conseguenza i cantieri americani riescono a costruire solo navi di piccole dimensioni, cedendo il passo ai cantieri asiatici. Anche il livello di efficienza fa la sua parte. I porti statunitensi, infatti, sono sempre stati un modello di efficienza per quanto riguarda la gestione commerciale. Dopo l’11 settembre 2001 i controlli si sono intensificati con l’obiettivo di intercettare la presenza di armi di distruzione di massa ma ciò è avvenuto solo in parte: secondo un report del 2016 del Congressional Budget Office, gli Stati Uniti verificano circa il 5% dei container in entrata.

Delineato il quadro preoccupante, occorre mettere a punto le soluzioni. Alcune possono essere immediate e realizzate anche nel breve periodo, come ad esempio una revisione del Jones Act che, conti alla mano, si è rivelato un esperimento fallito. Ciò porterebbe vantaggi sotto diversi aspetti, compreso quello ambientale, poiché con l’abolizione di molti veti si darebbe più slancio al cabotaggio, verrebbero rafforzate le cosiddette “autostrade del mare” e alleggeriti i carichi trasportati su gomma via terra, con conseguenti diminuzioni del livello delle emissioni di CO2. In secondo luogo il Senato statunitense dovrebbe sbloccare la partecipazione del paese – già firmata - alla Unclos, la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 1982, che definisce le linee guida che regolano le trattative e la gestione ambientale.
Terza, ma non ultima, la questione della digitalizzazione del settore marittimo, una sfida fondamentale che gli Stati Uniti devono necessariamente affrontare con tutte le loro forze per rilanciare lo shipping americano.

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