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GNL: Il futuro verde del bunkeraggio. A che punto è l’Italia?

Genova - In molteplici settori, e quello marittimo non fa eccezione, c’è un chiaro obiettivo di ridurre le emissioni passando a nuove fonti di energia o tecnologie meno inquinanti.

IL TEMA della sustainable mobility è sempre più un argomento di ampio interesse. Attualmente, il fabbisogno energetico del settore europeo dei trasporti è coperto per il 92% da petrolio e suoi derivati; un livello non in linea rispetto agli obiettivi stabiliti per la transizione a fonti di energia rinnovabili. In molteplici settori, e quello marittimo non fa eccezione, c’è un chiaro obiettivo di ridurre le emissioni passando a nuove fonti di energia o tecnologie meno inquinanti. Nel 2018, circa il 90% del commercio mondiale è stato trasportato via mare. E’ quindi inevitabile che l’industria marittima sia tra le principali fonti di inquinamento. Tra tutti, spiccano i valori delle emissioni sulfuree, con il contenuto di anidride solforosa nell’ HFO molto superiori rispetto agli standard imposti. Per combattere questo trend, l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha definito l’obbiettivo di ridurre le emissioni sulfuree dal 3,5% al 0,5% entro il 2020, scelta che potrebbe avere un significativo impatto sul mercato mondiale del bunkering. Inoltre ha come target la riduzione delle “GHG emissions” almeno del 50% entro il 2050 rispetto al 2008. Con il suo bassissimo contenuto in zolfo e la sua combustione sostenibile, il Gas Naturale Liquefatto (GNL) potrebbe soddisfare la crescente domanda di combustibili alternativi che rispettino le soglie imposte in tema di emissioni e polveri inquinanti. Un vantaggio perseguibile non solo nel mercato marittimo ma anche in quello del trasporto stradale così come in quello dell’utilizzo industriale extra-rete. Dal un punto di vista ambientale, il GNL potrà ottenere quindi una forte spinta dalla transizione energetica verso combustibili a basse emissioni (zolfo, carbonio, nitrogeno e polveri sottili) che il mercato marittimo sta sperimentando. Inoltre, nel 2020 il Mar Mediterraneo diventerà una potenziale zona ECA (Emission Control Area), ma i governi locali dovranno decidere le modalità di applicazione. Dopo lo scatto in avanti delle scorse settimane di Francia e Spagna, anche l’Italia si è espressa negli ultimi giorni a favore dell’istituzione nel Mediterraneo di un’area ECA (presumibilmente operativa non prima del 2022), presupposto fondamentale per la potenziale implementazione del GNL nel bunkering. Una volta che la regolamentazione sarà in atto, il GNL potrà emergere come un’alternativa efficace, anche grazie alla sua convenienza economica rispetto ai livelli dei prezzi di altri combustibili, nonché andando a competere con altre soluzioni come lo Scrubber (opzione attualmente più conveniente per gli armatori in termini di TCO, Total Cost of Ownership) o l’MGO. L’uso degli scrubber evidenzia problematiche dello smaltimento dei liquidi usati per il trattamento, oggi riversati in mare, e quindi questa soluzione (così come utilizzata oggi) potrebbe essere vietata in futuro. Il segmento principale per il bunkering è rappresentato dalle navi con alto consumo di carburante che seguono percorsi regolari o ripetitivi (RO-RO, RO-PAX e porta-container); importante anche sottolineare che di quasi 100 navi da crociera attualmente in costruzione al mondo, circa un quarto sono a GNL. Ad oggi, la Norvegia resta il paese pioniere per il bunkering GNL con 65 navi attualmente a GNL (rispetto ad un totale globale di circa 130 navi a GNL). L’implementazione nel paese è stata sostenuta principalmente da incentivi governativi (il cosiddetto bonus-malus “NOx fund”). In questo contesto, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo significativo nell’utilizzo del GNL nel Mar Mediterraneo e, in aggiunta, sfruttare il suo posizionamento geografico per diventare “il potenziale hub del GNL” per navi che operano su lunghe rotte, ma la concorrenza di altri paesi è potenzialmente vasta; anche in paesi come Spagna, Francia in primis, ma anche potenzialmente Malta e Grecia (dove stanno emergendo progetti di fattibilità) si guarda con crescente interesse all’uso del GNL per il bunkeraggio marittimo. L’Italia intanto si sta muovendo, cominciando a superare il classico dilemma “dell’uovo e della gallina”. Ci sono esempi di società italiane pioniere nel settore che stanno effettuando investimenti nelle infrastrutture per stimolare ulteriormente la domanda (ad esempio, Edison e PIR hanno creato la newco “Depositi Italiani GNL” per realizzare a Ravenna il primo deposito costiero di GNL con una capacità di movimentazione annua di oltre 1 milione di metri cubi di GNL, la cui costruzione è iniziata ed entrerà in esercizio nel 2021 ed Edison ha anche avviato la realizzazione di uno small scale LNG).

Inoltre, molteplici studi sulla fattibilità del bunkering GNL sono stati fatti da diversi armatori sul territorio italiano, e alcune iniziative si sono già concretizzate: -Il gruppo Carnival ha varato nel dicembre del 2018 una nave da crociera a GNL, battente bandiera italiana; -Caronte & Tourist attualmente utilizza 1 RO-PAX dual-fuel nello stretto di Messina, rifornendosi attraverso isocontainers da Marsilia; -Oltre a Ravenna dove il progetto è già in fase di costruzione, esistono progetti in corso presso autorità portuali come Livorno, Venezia, Napoli, Augusta, Oristano, Cagliari; in nessuna di queste realtà il bunkeraggio GNL è però attualmente operativo. In Italia aspetti importanti su cui riflettere al fine di ulteriormente favorire lo sviluppo del mercato sono i seguenti:

•La competizione internazionale, in quanto i porti e gli armatori sono alla ricerca di una distribuzione logistica con costi maggiormente competitivi (es. soluzioni ship-to-ship e non per forza depositi costieri), dai depositi attualmente in essere (es. Barcellona, Marsiglia e a breve Ravenna).

•A livello nazionale bisogna lavorare per creare l’ecosistema sottostante ad un utilizzo efficiente del GNL, tra cui non ultime le competenze manutentive attraverso la definizione di criteri uniformi di formazione dei tecnici e lo sviluppo dell’ecosistema industriale locale.

•Infine per soddisfare la nascente domanda per il bunkeraggio di GNL, in diversi porti italiani sono in essere studi per la realizzazione di depositi costieri di GNL (es. Venice LNG a Porto Marghera ed altri progetti in Sardegna e nel territorio italiano). Quali ulteriori passi deve compiere l’Italia per diventare uno “dei potenziali hub di GNL del Mediterraneo”? In particolare Genova che è il fulcro di circa un terzo del bunkeraggio nel territorio italiano?

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