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Navi-drone, Oslo pronta a guidare il mondo / FOCUS

Oslo - Ma rimane forte l’incognita su tutto il fronte assicurativo.

Oslo - Le navi senza equipaggio sono ormai una realtà concreta. Il settore marittimo norvegese è in prima linea per quanto riguarda la diffusione di questa tecnologia. Il punto debole di questa evoluzione è però la cornice legale in cui si muove.

Le regole del gioco non sono ancora state stabilite chiaramente e non è così facile individuarle e interpretarle. Ad approfondire la questione e far luce sull’argomento sono Herman Steen e Sinfre Slettevold di Wikborg Rein.

La Norvegia, ricordano Steen e Sinfre nel quadro di un dossier dello studio legale Wikborg Rein, può già essere considerata uno dei Paesi più avanzati a livello globale nel settore delle navi a guida autonoma.Basti pensare alla tecnologia che consente alle navi di salpare da sole, indipendentemente dall’interazione umana. La prima nave portacontainer al mondo completamente elettrica e autonoma - la “Yara Birkeland” - è attualmente in costruzione presso uno stabilimento della Vard, controllata del gruppo italiano Fincantieri. Una volta in servizio, secondo le stime, sarà in grado di sostituire più di 40 mila viaggi di autoarticolati all’anno tra Herøya, Brevik e Larvik. Anche la Asko, il più grande distributore grossista norvegese, sta pianificando due droni acquatici elettrici per trasportare la merce attraverso il fiordo di Oslo, risparmiando ai camion, ogni anno due milioni di chilometri. Recentemente è stato annunciato che Enova, un’azienda di Stato responsabile della produzione e del consumo eco-compatibile di energia, ha destinato circa 119 milioni di corone norvegesi alla diffusione delle unità autonome. Questi esempi citati da Steen e Slettevold fanno capire quanto il settore marittimo norvegese sia già evoluto e quanto stia accogliendo e promuovendo il trasporto sostenibile. Tuttavia, il mondo delle navi autonome non ha solo a che fare con i benefici ambientali. Migliorando il livello di congestionamento delle strade infatti si punta anche a ridurre i costi rispetto a quelli delle navi convenzionali e dello stesso trasporto su gomma.

Con l’avvento delle navi senza equipaggio, cambia anche il quadro dei rischi, sottolineano i due autori del dossier. Ad oggi la maggior parte degli incidenti in mare è causata dall’errore umano. Le unità autonome riducono sicuramente i danni collegati a questo aspetto, ma aumentando il livello di tecnologia, fanno emergere altre tipologie di rischio, come ad esempio quelle legate alle minacce digitali e agli attacchi dei pirati informatici.

Il nuovo quadro che viene a delinearsi comporta necessariamente un adeguamento da parte di tutti i soggetti coinvolti del mercato, comprese le società assicurative. Per queste ultime la difficoltà più grande consiste nel comprendere e rivalutare il prezzo al rischio, ma le compagnie del settore stanno cogliendo la sfida. Uno dei punti fondamentali del dibattito risiede nella questione della responsabilità in caso di incidenti verso terzi. Come viene individuata la mancanza, a chi viene assegnato l’errore? In assenza dell’elemento umano la decisione in merito all’attribuzione di eventuali colpe non è affatto banale. Soprattutto quando si pensa alle situazioni non previste, improvvise. Può, in questi casi, un algoritmo essere efficace e capace di prevenire situazioni di pericolo?

La tecnologia deve fornire ancora qualche prova. Nel 2018 L’Organizzazione marittima internazionale (Imo) ha iniziato a lavorare a una serie di emendamenti necessari per delineare il quadro legale internazionale allo scopo di favorire la diffusione delle unità autonome in un’ottica di massimo rispetto della salvaguardia marittima, degli equipaggi e delle operazioni. Si tratta di un lavoro lungo che potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, come ricordano Steen e Slettevold, la Norvegia si sta portando avanti, grazie alla sua avanguardia tecnologica: «Il settore - sostengono - ha colto le opportunità con entrambe le mani. Adesso si tratta solo di continuare a puntare all’obiettivo».

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