SERVICES

Fedespedi, la strada che porta a Laghezza: «Pronto a candidarmi» / INTERVISTA

Genova - Nella corsa verso la presidenza spunta l’outsider spezzino: «Sono disponibile. Alla categoria serve unità».

Genova - Serve un nome, non per mettere a tacere la pluralità «ma per dare compattezza al settore, mentre il mercato preme e le aziende soffrono». Alessandro Laghezza è uno dei maggiori spedizionieri liguri e nelle ultime ore è spuntato anche il suo nome nella corsa alla presidenza di Fedespedi, l’associazione nazionale. Serve un candidato per portare la pace, dopo la lotta feroce degli ultimi giorni. E Laghezza alla fine ammette: «Sono disponibile». È una corsa contro il tempo e le divisioni: «Lo spazio per i giochi di ruolo, ammesso che sia mai esistito, si è esaurito del tutto».

Si riferisce a quello che sta avvenendo in Fedespedi?

«Anche ma non solo. Parlo del nostro settore, quello degli spedizionieri, dove le regole sono cambiate in modo repentino e traumatico. La globalizzazione ha abbattuto barriere e trincee con una domanda di efficienza che solo in certe condizioni si può soddisfare».

E l’associazione?

«Il ruolo delle associazioni è cambiato: sono nate come interfaccia contrattuale, adesso hanno perso smalto, ma hanno un potenziale enorme nella progettazione e nell’innovazione. Gli imprenditori che le compongono oggi sono alle prese con una sfida: come stare al passo col mercato, in prima linea a lavorare per confermare un ruolo essenziale della categoria».

Beh un certo impegno per dividervi pare lo abbiate messo…

«Se si riferisce a questo periodo di Fedespedi, credo che tutti abbiano compreso che la fase dei litigi debba essere confinata nel passato. Le contrapposizioni, le divisioni e i campanilismi non possono più avere spazi. Perché fuori c’è il mercato che ci assedia, nessuno può permettersi il lusso di litigare sulle candidature, di riproporre conflitti tra territori che non hanno senso, soprattutto in questo momento storico. Bisogna ritrovare l’unità. E subito».

Sembra l’inizio di un discorso da candidato alla presidenza…

«Sarò sincero: in questi giorni in cui abbiamo assistito ad ascese, cadute e riproposizioni dei candidati alla presidenza, ero molto preoccupato. L’associazione deve dimostrarsi compatta e alzare l’asticella del confronto. Vorrei fortemente che gli spedizionieri si compattassero su un nome, è l’unica cosa che chiedo. Per spirito di servizio il candidato si deve rendere disponibile a un reale confronto per l’unità della categoria e l’affermazione di del nostro ruolo nell’economia del Paese. Non deve essere una lotta per la presidenza, ma un reale impegno per l’unità e la compattezza».

L’associazione però sembra spaccata irrimediabilmente.

«Non sono d’accordo. I vertici di Fedespedi dovranno esprimere unità per il rilancio, ma se saranno l’espressione di prove di forza o di difficili equilibri interni, avremo tutti perso in partenza, creando le premesse per altre fratture che la nostra base associativa non ci perdonerà».

È vero che il controllo di Fedespedi serve per la successiva scalata a Confetra?

«Non lo so e non spetta certo a me dirlo. So solo che gli spedizionieri sono una delle componenti più importanti nel mondo della logistica. Dobbiamo creare un fronte compatto, non solo per noi, ma per la salute dell’intero sistema economico del Paese».

Ma lei è disponibile?

«Guardi, in ballo non ci sono oggi interessi o ambizioni personali. L’assemblea è tra pochi giorni e serve un nome su cui unirsi. Personalmente sono a disposizione per contribuire fattivamente al superamento di questa fase di stallo e alla ricerca di una soluzione condivisa per compattare gli spedizionieri e ridare alla nostra categoria il ruolo che il mercato ci riconosce».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››