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«Spazi limitati, ho già disdetto i contratti con Tirrenia e Irisl»

Genova - L’allarme di Aldo Spinelli: «Ci servono aree. Pronti 100 milioni di investimenti».

Genova - Sale la catasta di legno velocemente. Un paio di metri in altezza, ma è un’ascesa necessaria per riuscire a guardare oltre il muro di cemento che divide il suo terminal dall’area vuota e un po’ triste del carbonile sotto la centrale dell’Enel. «Guardi che bella» dice raggiunto l’apice della precaria piramide che Aldo Spinelli, 79 anni, ha scalato come un felino.

L’imprenditore non si riferisce alla Lanterna, che pure è così vicina, ma agli spazi pieni solo di erbacce che nella sua mente sono già diventati ventimila metri quadri pieni container, gru «e lavoratori. Perché qui senza spazi adeguati perdiamo posti di lavoro e opportunità». Spinelli spiega che «siamo stati costretti a inviare la disdetta a Tirrenia. Per noi è un cliente importante, ma lo è per tutto lo scalo genovese. Non abbiamo più spazio, non sappiamo dove mettere i container e i trailer. Così soffochiamo». Ecco perché Spinelli chiede da tempo di poter utilizzare quell’area dove prima si stivava il carbone dell’Enel che serviva alla vicina centrale ormai spenta. «L’area è vuota e noi potremmo ridarle nuova vita». Lì Spinelli vorrebbe mettere il traffico e le navi di Tirrenia a cui è stato costretto a rinunciare. Ha già il piano, ma per ora è solo nella testa.

Non è però l’unico ad aver messo gli occhi su quegli spazi: c’è anche il gruppo Ottolenghi che proprio su quei piazzali vuole spostare i depositi del petrolchimico Superba: «Ma non è possibile, qui sarebbe a due passi da Sampierdarena e dalle abitazioni e in mezzo ai lavoratori del porto» dice Spinelli. La battaglia però non è così facile e nemmeno sarà così breve, lo sa anche il terminalista genovese. A decidere dovrà essere l’Autorità di sistema portuale e il clima è teso. Così l’alternativa è sbarcare temporaneamente a Bettolo. «Quello sarebbe per noi un polmone importante: mentre si prepara il terminal di Msc, noi potremmo spostare Tirrenia su una parte del piazzale. In fondo Aponte (Gianluigi, il numero uno di Msc, ndr) è nostro socio nel terminal Rinfuse». Serve però ancora un supplemento di trattativa perché i due soci arrivino ad un accordo e Spinelli partirà per Ginevra tra un paio di settimane: «Conto di riuscire a trovare un’intesa, in fondo in gioco c’è il traffico di Tirrenia che Genova in un momento come questo, non può permettersi di perdere: rischiamo di buttare al vento 500 mila metri lineari» dice Aldo. La compagnia di Vincenzo Onorato non è l’unica a cui è arrivata la lettera di disdetta da parte di Spinelli: «Anche agli iraniani di Irisl abbiamo dovuto dire che non c’è più spazio e non potremo più accoglierli. Ma il problema non sono le sanzioni degli americani: è che non sappiamo più dove mettere i container». Finisce dunque dopo due anni e mezzo anche il collegamento via nave con Teheran. «Il terminal va bene: superiamo le mille navi all’anno e arriviamo a 600 mila contenitori, contando anche i semirimorchi e abbiamo portato la crescita del 2018 a +14%. Certo ci fosse anche la nuova diga nuova potremmo accogliere anche navi più grandi, migliorare i volumi e Genova potrebbe avere 50 mila posti di lavoro in più» dice Spinelli mentre indica il nuovo arrivo, la mega gru Guttwald da 150 tonnellate, con un braccio da 58 metri. «È un investimento da 4 milioni di euro, ma in totale per il nuovo equipment spenderemo più di 100 milioni». Ieri è arrivato il nuovo servizio con il Cile di Hapag-Lloyd che farà crescere ancora i numeri: «Sono volumi molto buoni, anche se per colpa del crollo del Morandi, abbiamo perso molto lavoro nei due mesi dopo la tragedia». Dalla banchina del Terminal Rebora si intravede un grande mucchio nero nel vicino piazzale di Rinfuse: «Sì, sono tornate le rinfuse a Genova: chiuderemo con più di un milione di tonnellate e il terminal è in attivo per la prima volta da anni. E come può vedere, è tornato anche il carbone». Per questo Spinelli non ha nessuna intenzione di mollare. «Vendere? Non è nei nostri piani» taglia corto l’imprenditore genovese «E col fondo (Icon che ha rilevato il 45% del gruppo, ndr) abbiamo piani di sviluppo a 12 anni».

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