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In Europa è guerra tra logistica e mega-armatori

Genova - Dopo l’allarme lanciato dall’Ocse, anche il mondo della logistica italiano scende in campo contro l’esclusione delle compagnie di navigazione dalle norme Antitrust europee, attualmente prevista dalla normativa sin dal 1995 (Consortia Block Exemption Regulation) e che andrà in scadenza ad aprile 2020

Genova - Dopo l’allarme lanciato dall’Ocse, anche il mondo della logistica italiano scende in campo contro l’esclusione delle compagnie di navigazione dalle norme Antitrust europee, attualmente prevista dalla normativa sin dal 1995 (Consortia Block Exemption Regulation) e che andrà in scadenza ad aprile 2020.

La Commissione europea lungo il corso dell’anno ha indetto una consultazione pubblica (chiusa lo scorso 20 dicembre) presso i soggetti interessati, per capire se ha senso prorogare l’esenzione per i prossimi cinque anni oppure meno.

Così, sia Confetra (la confederazione generale dei trasporti, che riunisce tutte le anime della logistica italiana) sia al suo interno la categoria più interessata al provvedimento, cioè gli spedizionieri rappresentati dalla Fedespedi, hanno detto no a un regime di comodo per le compagnie di navigazione che trasportano container (circa un terzo del traffico marittimo mondiale).

Il motivo, spiega Roberto Alberti, presidente della Fedespedi, è che si tratta di un mondo mutato radicalmente: in 10 anni molte compagnie di navigazione sono fallite o sono state assorbite da soggetti sempre più grandi, che hanno generato un mercato controllato (almeno sulla principale rotta marittima, quella tra Asia ed Europa) per il 90% da tre mega-alleanze tra armatori, ognuno dei quali porta avanti strategie di integrazione verticale che nei fatti hanno creato «un forte sbilanciamento contrattuale a favore delle compagnie e a scapito di porti, terminalisti e logistica» - tra l’altro gli spedizionieri in Europa rappresentano una grossa fetta dell’utenza delle compagnie, gestendo il 60% della merce trasportata via mare.

Essere svincolati dall’Antitrust, dice un recente rapporto dell’Ocse, ha permesso ai big dello shipping un rapido processo di verticalizzazione per controllare ogni anello della catena logistica, e questo, ricordano da Fedespedi, ha prodotto diseconomie nelle infrastrutture a terra, come ad esempio l’abbandono di molti porti considerati non più strategici e il sovraccarico di altri.

Dura la replica sottoscritta delle principali associazioni armatoriali del globo (World Shipping Council, European Community Shipowners’ Associations, Camera internazionale dello Shipping e Asian Shipowners Association) che hanno ricordato a Bruxelles come l’attuale regime permetta noli inferiori del 50% rispetto a 10 anni fa, che il fenomeno delle mega-navi (la cui costruzione è nei fatti possibile solo per le compagnie di navigazione più grandi) garantisce l’abbattimento dei gas serra grazie all’ottimizzazione dei carichi, permessa anche dagli accordi di condivisione delle stive (Vessel Sharing Agreement), oltre a garantire uniformità legale nei contratti, potente strumento di semplificazione burocratica in un mondo sempre orientato alla costruzione di nuove barriere.

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