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Aponte: «Cina arrogante, il rapporto non è mai facile»

Cernobbio - «La Cina è arrogante. Non è un rapporto facile. È un atteggiamento che non dico abbiano solo con noi, anzi con noi ogni tanto, ma in generale. Comandano loro, soprattutto a casa loro, e quindi…».

Cernobbio - «La Cina è arrogante. Non è un rapporto facile. È un atteggiamento che non dico abbiano solo con noi, anzi con noi ogni tanto, ma in generale. Comandano loro, soprattutto a casa loro, e quindi…». Gianluigi Aponte silura la Cina. E l’armatore numero due al mondo non crede nemmeno alla Via della Seta. Rispondendo ad una domanda del Secolo XIX-The MediTelegraph, spiega: «La Via della Seta è più ideologica che pratica. Non ci farà né caldo né freddo. Magari servirà, ma sarà molto secondaria…».
Il numero uno di Msc, colosso dello shipping, è così: breve e tranchant
. Se ne sono accorti anche sul palco del Forum Internazionale di Conftrasporto. Il comandante, di fronte alla platea delle imprese della logistica, si accende quando predice una «inflazione drammatica» per colpa del rincaro del petrolio: «Siamo ai limiti, così si uccide la ripresa» spiega lanciando anche un anatema contro «quel cartello dei produttori su cui nessuno, tantomeno la politica, dice nulla». I costi stanno tirando al ribasso i bilanci delle compagnie e dal 2020 arriva la mazzata dell’Imo, con quel carburante green che ha prezzi superiori che vengono scaricati sulla merce: «Noi faremo come gli altri: è una spesa che non possiamo sostenere, quindi la ripercuoteremo sui consumatori. A partire dal 2020. Dal 2019 continueremo ad aumentare il bunker surcharge se il carburante aumenterà ancora. Sennò non ci stiamo dentro».

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Aponte tifa Usa, anche se ci sono i dazi di Trump di mezzo: «Dalla transpacifica c’è il rischio che molto tonnellaggio si sposti sull’Atlantico» dice ancora, ma quando il presidente ha deciso di isolare con le sanzioni l’Iran «beh, noi di Msc abbiamo chiuso tutto. eravamo di fronte ad una scelta imposta dall’America: o noi o Teheran. Non abbiamo avuto dubbi. L’avesse fatto la Russia, non ci avremmo pensato nemmeno». E poi l’Europa: il siluro dell’armatore va anche al sistema politico europeo che va ripensato: «È difficile fare un’Europa a 27. Dovremmo riunire quei 5-6 paesi con lo stesso standard economico e gli stessi valori e poi eventualmente allargare questa federazione a chi è all’altezza».
Finita la conferenza, Aponte vede il governatore ligure Giovanni Toti che gli ricorda: «Ci vediamo presto». E per Genova il comandante promette di esserci ancora: «Se possiamo aiutare saremo sempre presenti. Danno logistico per lo scalo? No. Per quelli che vivono all’interno del porto. Ma in generale non c’è stato alcun effetto negativo dopo la riattivazione dei treni». Con il presidente della Regione, poi, un piccolo summit in cui si parla anche di Calata Bettolo.
Altro affondo su Gioia Tauro, il porto scenario della guerra con Contship: «Lo scalo arranca? Bisogna fare investimenti. Il socio al 50% è tedesco e non vuole investire neanche una lira in Italia (il riferimento è a Contship, di proprietà di Eurokai, ndr). Abbiamo sollecitato l’Autorità portuale e le autorità in generale, ma nessuno interviene. La metà dei 16 milioni investiti, sono nostri. Avrei dovuto comprare? Non è facile…».

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