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Giachino: «Infrastrutture e Africa, il governo investa lì»

«SI È aperta una legislatura durante la quale è stata messa in discussione l’importanza delle infrastrutture. Noi che operiamo nella logistica sappiamo che essere collegati con il mercato globale è un fattore di crescita per l’Italia».

«SI È aperta una legislatura durante la quale è stata messa in discussione l’importanza delle infrastrutture. Noi che operiamo nella logistica sappiamo che essere collegati con il mercato globale è un fattore di crescita per l’Italia, la cui economia si basa su manifattura, enogastronomia, Made in Italy»: è l’avviso al governo che lancia Bartolomeo Giachino, già sottosegretario ai Trasporti e oggi presidente della casa di spedizioni Saimare.

Saimare è una realtà genovese, ma presente in tutta Italia, a Napoli, Salerno, Gioia Tauro, Cagliari, oltre che Genova, La Spezia e Livorno. Giachino ha chiaro il ruolo che devono avere i porti per l’Italia, sia meridionale sia settentrionale: «Abbiamo bisogno - spiega Giachino - di porti efficienti e ben collegati da un lato con l’Europa e dall’altro con l’Africa, il Medio e l’Estremo Oriente».

Secondo lo spedizioniere, l’Italia deve puntare in due direzioni per favorire non soltanto il proprio settore logistico, ma la propria economia.

Quindi, infrastrutture e sviluppo dell’economia dell’Africa: «Un continente - spiega Giachino - che rappresenta il nostro mercato privilegiato, quello per cui i porti italiani sono più competitivi. D’altro canto dobbiamo valorizzare le infrastrutture. La vicenda del ponte Morandi non deve essere utilizzata per mettere in discussione questo obiettivo. Per uno Stato finanziariamente povero e con un debito pubblico alto come l’Italia, le concessioni ai privati sono il modo per poter sviluppare le infrastrutture. Il ruolo pubblico dev’essere quello di garantire trasparenza, sicurezza e beneficio per la comunità. Altrimenti si rischia di gettare il bambino con l’acqua sporca».

Ma quali sono gli scali che beneficerebbero di più di uno sviluppo dell’Africa? «L’Africa settentrionale - dice ancora Giachino - si serve di Salerno, Napoli, Civitavecchia, oltre che di Genova. Sono porti scalati sistematicamente dalla navi che vanno in Marocco e Tunisia. È un mercato non tanto per il settore del container, quanto per i semirimorchi. Un’azienda che produce in Tunisia passa attraverso i porti italiani non soltanto per andare sul mercato italiano, ma per la Germania, l’Austria, i Balcani. Ma occorre investire molto di più sull’Africa. I porti di Napoli, Salerno e Genova devono diventare interlocutori importanti di questo rapporto. Se l’Africa si svilupperà ne avranno un indubbio vantaggio. Perché tutto questo possa però realmente accadere, è fondamentale che la comunità italiana capisca che il mercato globale è un grande motore di sviluppo».

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