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Le navi autonome minacciano l’occupazione? Gli operatori non ne sono convinti

Genova - Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti e managing director di Esa Group (società specializzata nella formazione e gestione di equipaggi) è cauto: «Ben vengano le nuove tecnologie nello shipping, settore che dopo il 1957, quando venne introdotto il container, non ha più sperimentato grandi innovazioni».

Genova - Secondo un sondaggio effettuato dalla società di consulenza PwC, presentato a Genova in occasione del convegno “Toward Autonomous Ships”, organizzato da Il Secolo XIX/The MediTelegraph, l’80% degli operatori del settore si aspetta un forte incremento dell’automazione nello shipping già a breve termine, mentre il 30% ritiene prossima la diffusione di navi a guida autonoma.

La strada verso la cosiddette autonomous ships sembra quindi segnata, come ha ricordato Henrik Groenlund, sales manager for remote & autonomous operations Rolls Royce, secondo il quale già quest’anno saranno implementati sistemi di assistenza in remoto alle navi, dal 2020 saranno operative le prime unità completamente autonome in ambito locale, mentre è previsto per il 2025 il debutto di navi autonome su servizi a corto raggio. Entro la fine del prossimo decennio potrebbero comparire le prime navi autonome anche su servizi oceanici a lungo raggio. Il futuro, quindi è dietro l’angolo? Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti e managing director di Esa Group (società specializzata nella formazione e gestione di equipaggi) è cauto: «Ben vengano le nuove tecnologie nello shipping, settore che dopo il 1957, quando venne introdotto il container, non ha più sperimentato grandi innovazioni ma non credo che le navi autonome diventeranno realtà diffusa a breve termine. Motivo per cui non mi pare ci siano rischi immediati sulla riduzione del lavoro marittimo». Per Duci le navi a guida autonoma potrebbero avere senso su rotte brevi e specifiche «ma nei traffici oceanici tutto è molto più complesso. La flotta attuale ha ancora una vita utile di 20 anni: cosa facciamo con questi mezzi? Li buttiamo?». Quello che è certo invece secondo Duci è che «più tecnologia a bordo, senza arrivare all’estremo delle navi autonome, potrà migliorare la vita dei marittimi».

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