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Droga a bordo, tracce di sangue e sms hanno incastrato il marittimo / IL CASO

Genova - Il marittimo è stato incastrato da alcune tracce di sangue e da alcune impronte che gli agenti della scientifica diretti da Davide Balbi hanno trovato sia sui sacchi ripieni di cocaina sia nella botola sia sulle pareti del cunicolo dove erano nascosti.

Genova - Al momento è l’unica persona ad essere stata arrestata nell’inchiesta aperta dalla Procura su uno dei più grandi sequestri di cocaina mai avvenuti a Genova. È un marittimo della Dimitris C., il cargo sul quale la settimana scorsa sono stati trovati 300 chilogrammi di polvere bianca di rara purezza. Ad accorgersi del carico di droga era stato un ufficiale della nave. I poliziotti della squadra mobile, diretti da Marco Calì, avevano sequestrato tutto, ma finora non era stato emesso alcun provvedimento. L’altro ieri il blitz e l’arresto: in manette è finito un marittimo originario della Tanzania, di 40 anni, che lavorava a bordo della Dimitris C. ed è ritenuto, dagli inquirenti, legato direttamente al carico di droga sequestrato.

È stato incastrato da alcune tracce di sangue e da alcune impronte che gli agenti della scientifica diretti da Davide Balbi hanno trovato sia sui sacchi ripieni di cocaina sia nella botola sia sulle pareti del cunicolo dove erano nascosti.
L’accusa è pesante: il tanzaniano, che era ospite in un albergo da quando la nave era ripartita, è accusato di essere stato responsabile, durante il viaggio della portacontainer, del carico di droga. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore dell’Antimafia Marco Zocco, hanno scoperto che, nelle ore immediatamente successive all’arrivo della nave in porto, aveva cancellato una serie di messaggi sul suo cellulare. In uno di questi, rivolgendosi a un complice, diceva: «Fermiamo tutto, sta arrivando la polizia».

L’uomo, di fronte alle domande dei detective, alla fine è crollato e ha ammesso le sue responsabilità. Secondo quanto ha dichiarato, sarebbe stato il custode della droga. Adesso sono in corso accertamenti per ricostruire i suoi movimenti e le sue comunicazioni nei giorni immediatamente precedenti e successivi al sequestro del carico. L’obiettivo è quello di individuare tutti i complici e, se possibile, i registi del traffico di droga. In particolare gli inquirenti intendono chiarire se una parte della coca sia stata sbarcata con l’aiuto di qualcuno a terra nel porto di Livorno, dove la Dimitris C. aveva fatto tappa, e se qualche sacco dovesse essere destinato a Genova. Su questa parte dell’indagine la Procura mantiene il più stretto riserbo: «Di sicuro - ha sottolineato il procuratore capo Francesco Cozzi - ci vuole una rete per fare salire a bordo e poi trasbordare un ingente quantitativo del genere. Stiamo cercando di risalire a tutti i vari protagonisti».

Il porto di Genova si rivela dunque un importante crocevia del traffico di stupefacenti: «Siamo davanti a professionisti del crimine, che di volta in volta cambiano tecnica di trasporto per non farsi scoprire - ha spiegato Cristiano Leggeri, dirigente della direzione centrale servizi antidroga della polizia - L’attenzione deve rimanere sempre alta».

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