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Il carbone è morto? No, è vivo e in salute / FOCUS

Genova - Le compagnie cinesi investono miliardi in nuove miniere.

«IL carbone è morto». «L’industria del carbone è al tramonto». Ma anche: «Donald Trump è pazzo se pensa di riproporre una Big Coal». Queste affermazioni sono a tutti gli effetti l’espressione della presa di coscienza delle conseguenze nefaste che il carbone ha provocato e provoca ancora sulla vita umana. Tuttavia un recente report presentato da Urgewald – gruppo ambientale con sede a Berlino – pone ragionevoli dubbi sulla fondatezza di queste affermazioni,in particolare delle prime due. A evidenziare questa contraddizione e presentare i contenuti della ricerca il giornalista Andrew Topf, in un suo articolo apparso online sul portale “Mining.com”. Il carbone è tutt’altro che morto e la sua industria si presenta ancora ben attiva. A fare la parte del leone, in questa vicenda, è Pechino.

Le compagnie cinesi, infatti, costruiranno circa la metà di tutti i nuovi impianti che diventeranno operativi nei prossimi dieci anni. Si tratta di 700 nuove centrali, la maggior parte delle quali sarà costruita sul territorio cinese, solo un quinto al di fuori del paese. «In tutto – spiega Urgewald – considerando i dati forniti dal portale Global Coal Plant Tracker, si tratta di 1.600 nuovi impianti, alcuni dei quali solo progettati mentre altri già in costruzione. Una volta operativi questi impianti espanderanno del 43% la capacità energetica fornita dal combustibile fossile». Un aumento che non può passare inosservato e si pone nettamente in contrasto con quanto previsto dagli Accordi di Parigi sul clima che prevedono una significativa limitazione delle emissioni e un contenimento del riscaldamento globale.

«Considerando l’attività dei nuovi impianti e la loro produzione, diventa virtualmente impossibile raggiungere gli obiettivi fissati dagli Accordi» fa notare Urgewald. L ’elettricità che si ottiene dai combustibili fossili quali il carbone è infatti la causa primaria, a livello globale, della crescita delle emissioni di carbonio, che gli scienziati identificano come la ragione principale del surriscaldamento terrestre.

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