SERVICES

Shipping, Confmare ai blocchi di partenza

Cernobbio - Alla fine del Forum di Conftrasporto,il presidente Paolo Uggè anticipa alcune righe del comunicato che a breve sarà diramato dalle associazioni del settore marittimo, che esprime una volontà comune di rivedere la rappresentanza, per essere più uniti e contare di più in sede istituzionale

Cernobbio - Alla fine del Forum di Conftrasporto, il presidente Paolo Uggè anticipa alcune righe del comunicato che a breve sarà diramato dalle associazioni del settore marittimo, che esprime una volontà comune di rivedere la rappresentanza, per essere più uniti e contare di più in sede istituzionale.

Dovrebbe essere questo il primo tassello ufficiale della Confmare (se si chiamerà così, perché pare che in effetti ci sia gia’ un’associazione del Lazio con questo nome): Uggè è stato fedele alle promesse, nessun annuncio, ma basi concrete per un impegno richiesto da più parti, per fare della Confcommercio la casa del settore marittimo.

Che la Confmare sia vicina al debutto ufficiale lo dimostra anche la posizione presa da Msc ieri: netto infatti Luigi Merlo, responsabile Affari istituzionali in Italia del gruppo ginevrino, che ha sottolineato la necessità di unirsi in associazione anche per le compagnie battenti bandiera straniera.

Oggi infatti, spiega infatti l’armatore Manfredi Lefebvre d’Ovidio, è possibile iscriversi all’associazione nazionale Confitarma, ma il diritto di voto lo si ottiene solo se la flotta batte bandiera italiana: «Ma - spiega Merlo - Msc è di gran lunga la prima compagnia che porta traffico in Italia nel settore container, e sarebbe quindi necessario poter essere adeguatamente rappresentati presso le istituzioni. È un tema-chiave se si crede nello sviluppo della portualità italiana. Oggi c’è un tema di rappresentanza di cluster che non si misura più sul +1%, +2% della tariffa, ma sull’ efficienza complessiva del sistema» nel quale anche le compagnie straniere chiedono di contare. Lo stesso Lefebvre, a lungo presidente per l’Europa dell’associazione delle compagnie crocieristiche, aggiunge che «non esiste in alcun Paese al mondo, in cui la Clia non possa essere rappresentata all’interno della associazione industriale di categoria: un modello potrebbe essere quello dell’associazione inglese, dove non conta la bandiera, ma un’organizzazione stabile nel Paese».

Ancora dal mondo dei container arriva la sollecitazione di Luca Becce, presidente di Assiterminal - in uscita da Confindustria, non ancora nell’alveo di Confcommercio, ma comunque associata Confetra: «Esiste un oggettivo problema di frammentazione della rappresentanza, che va risolto. È necessario unificare il mondo della manifattura con la logistica, esigenza che Confindustria non ha colto ed è per questo che da li ci siamo allontanati. La coesione serve perché siamo prima di tutto noi imprenditori i colpevoli: nel mio settore siamo divisi in tre associazioni, eppure quello dei terminal è un piccolo settore, in totale siamo 10 mila persone. Ma questa frammentazione ci indebolisce, e non ci permette di affrontare un problema che non è stato toccato dalla riforma Delrio, quello dell’organizzazione del lavoro, dove ormai ogni porto ha le sue regole».

Una casa comune del mare (e qui però si giocheranno anche gli equilibri con la Federazione del Mare, che teoricamente dovrebbe essere l’ombrello di tutto il settore, e le categorie che gravitano nell’orbita confindustriale, a partire proprio dalla Confitarma) che si possa realizzare prima delle elezioni e che dialoghi con il governo, qualunque sarà.

Due le sedi suggerite ieri a Cernobbio: la consulta dei trasporti secondo Uggè, un ministero o sottosegretariato del Mare secondo Merlo, la soluzione più pratica dopo che l’Italia avrà definito i suoi adempimenti relativi alla governance sugli spazi marittimi.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››