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Grimaldi: «Confitarma resti l’unica casa degli armatori» / INTERVISTA

Genova - Appello ai “dissidenti”: «Ancora possibile ritrovare gli equilibri. Messina? È falso che l’ingresso di Msc lo abbia penalizzato»

Genova - «Sono amareggiato, dispiaciuto. Non avrei voluto chiudere così il mio mandato». Manuel Grimaldi ha aspettato due settimane prima di rompere il silenzio sulla bufera che sta soffiando su Confitarma. «Cosa dovrei rimproverarmi? Non ho mai partecipato a nessun gruppo elettivo, non ho preso parte a riunioni che in passato ci sono sempre state – spiega il presidente della confederazione al Secolo XIX – Credo di non avere avuto la possibilità di impedire quello che è successo. Che è frutto dello statuto e delle tradizioni dell’associazione. È frutto, diciamolo, della democrazia elettiva».

Da Confitarma sono usciti nomi pesanti dell’armamento italiano: i d’Amico, i Messina, Italia Marittima, Gnv.
«Ci terrei a premettere che la confederazione è libera e indipendente, per usare le parole di Paolo d’Amico, solo quando è elettiva. I risultati che qualcuno non ha gradito sono figli di elezioni democratiche, come è sempre avvenuto: colpi di mano, designazioni o riunioni “bulgare” non fanno parte della nostra storia. Non funziona così in Confitarma. Da quando partecipo alla vita associativa, e di anni ne sono passati venticinque, è stato sempre rispettato lo statuto, perché non esiste modello più libero. Detto questo, capisco il malumore di alcuni importanti colleghi, ma credo anche che esistano gli strumenti per porre rimedio alla situazione che si è creata».

Quali?
«Esiste la cooptazione, per esempio. Nel caso della famiglia d’Amico si è parlato di incarichi molto importanti. Non solo: la famosa lettera firmata da tutti i consiglieri, a mio avviso, aveva lo stesso peso di un’elezione. Altri sistemi non ne conosco».

Ma se neppure quella lettera ha convinto i d’Amico a rientrare, evidentemente c’è qualcosa che non funziona. Che cosa sta succedendo al vostro interno?
«Non lo so, non capisco. Se il progetto è quello di creare una “Confitarma 2”, beh, è un’idea che sconsiglio a tutti. Non servirebbe né agli armatori né al Paese. Confitarma deve rimanere libera, indipendente e unica. E tutti dovrebbero farne parte. Ai d’Amico sono stati proposti incarichi apicali, di grande prestigio: ma è chiaro che la negoziazione dovrà essere portata avanti dal prossimo presidente. Io, nella mia posizione, devo solo garantire il rispetto delle regole. Prendiamo il caso del presidente designato: quando i saggi mi dicono che hanno ascoltato tutti, e che l’indicazione degli associati è chiara, che cosa posso fare, se non prenderne atto? Ogni tanto leggo che qualcuno si candida in autonomia, magari perché un amico gli ha detto “sai che saresti davvero un ottimo presidente?”: ecco, il percorso da seguire non è quello, non possiamo permetterlo».

Stiamo parlando di situazioni e reazioni diverse. Stefano Messina ha dichiarato a questo giornale che sulla sua mancata candidatura ha pesato l’ingresso in azienda del gruppo Msc.
«Ma non è così, gli è stato spiegato. Questo è uno dei grandi equivoci del momento. Io ho sentimenti di grande stima e amicizia nei confronti di Gianluigi Aponte, e come me la stragrande maggioranza degli armatori italiani. Stefano ha ritenuto opportuno non candidarsi in questa fase della vita aziendale, come è successo in passato a me. Lo ripeto ancora una volta: Messina era in assoluto il più titolato alla mia successione».

L’altro problema sollevato da Messina riguarda l’opportunità di avere un presidente di Confitarma rappresentante del mondo dei rimorchiatori.
«Altro grande equivoco di facile soluzione. Da ben cinque presidenze le questioni legate ai servizi in porto, in Confitarma, sono gestite da un tecnico preparatissimo, Gianpaolo Polichetti. Io stesso, che sono considerato un “falco” esattamente come Messina, mi sono sempre avvalso della sua competenza. E poi, per dirla tutta, l’attività legata al rimorchio in Italia, per Mario Mattioli, vale al massimo il 10% del fatturato. Non bastano nemmeno queste considerazioni per placare l’agitazione? Credo che per Mattioli non sarebbe un problema gestire con intelligenza la commissione porti. Troverà lui il modo, in caso di elezione».

Presidente, senza girarci troppo intorno: in molti, anche fra i suoi colleghi, le contestano la creazione di Alis, l’associazione di autotrasporto e logistica. Quanto sta pesando questa vicenda sull’umore degli associati?
«Ma Alis non ha nulla a che vedere con Confitarma! Forse c’è un po’ di invidia, posso capirlo. Stiamo parlando di un grandissimo progetto che ha il pregio di mettere insieme attori e imprenditori della logistica senza cadere nella logica del “club”. In Italia eravamo abituati al modello “associazione che fa parte di un’altra associazione”. Basta, quel modello è superato: Alis è funzionale alle esigenze dei suoi iscritti, che possono ottenere vantaggi e servizi senza bisogno di inutili mediazioni. Ed è una rivoluzione che fa paura a molti».

Torniamo a Confitarma: il suo sembra un chiaro appello ai fuoriusciti. Crede che la frattura si possa ricomporre?
«Non sono negativo, e resto convinto che trovare un equilibrio sia possibile. Questo è un settore di eccellenze mondiali: noi nello short sea, Costa nelle crociere, i d’Amico e tanti altri ancora. Tutti ne siamo consapevoli. Non è un mistero, per esempio, che gli associati avrebbero gradito una nuova presidenza di Paolo d’Amico, che purtroppo non si è detto disponibile».

L’appello vale anche per la famiglia Messina?
«Certamente. L’ingresso di Msc potrà essere un problema per uno o due associati, non per me. Arrivo a dirle che se il comandante Aponte fosse nella lista dei possibili presidenti lo voterei subito, tanta è la stima che ho nei suoi confronti. Con Stefano Messina ci sono stati un paio di malintesi, così come con Maneschi. Ma gli equilibri si possono ancora trovare. La casa degli armatori deve rimanere una, e solida».

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