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Messina: «Così sono stato escluso dalla presidenza Confitarma» / INTERVISTA

Genova - «Il clima è cambiato dopo la trattativa con Msc. Rosina? Sul suo nome c’era accordo unanime»

Genova - «Non potrei mai perdonarmi la rinuncia a dire quello che penso. Ecco, da questo punto di vista sì, devo dire che mi sento un vero Messina». Il tono è pacato, le parole misurate con la prudenza che accompagna da generazioni la storia della famiglia.

Stefano Messina è uscito da poco dalla sede di Banca Carige, dove in tarda mattinata la trattativa per la cessione del 49% del gruppo alla Msc di Gianluigi Aponte ha segnato un altro passo avanti. «Il prossimo step? Procederemo con l’analisi dei crediti. L’obiettivo comune, nostro e della banca, è arrivare al totale rimborso di capitale e interessi», spiega.

Quale è il valore industriale di questa operazione?
«Prima di tutto è un’operazione che consentirà all’azienda di restare italiana, così come resterà italiana la bandiera delle navi. La mia famiglia aveva bisogno di rafforzare il patrimonio senza perdere il controllo della compagnia e senza sconvolgerne la governance: l’ingresso di Aponte col 49% delle quote lo consentirà. A quel punto potremo tornare a parlare di crescita».

Nel frattempo è tramontata l’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza di Confitarma. Casualità?
«La vicenda è abbastanza complessa. Tanto per iniziare non mi sono mai candidato alla presidenza Confitarma, ma per mesi sono stato indicato dall’intero vertice dell’associazione e dalla stragrande maggioranza degli associati e dei componenti il Consiglio come il candidato unico. Peraltro ho sempre pensato - come vorrebbe lo Statuto - che prima si dovesse attendere la costituzione della Commissione di designazione, che il Consiglio di Confitarma ha regolarmente nominato alcune settimane fa, e solo al termine dei suoi lavori pervenire all’indicazione di un nome».

Invece le cose sono andate diversamente. Sono usciti prima il nome di Alcide Rosina, poi quello di Mario Mattioli.
«Ma io non ho mai compiuto un passo indietro, semplicemente perché non avevo mai espresso una mia volontà di candidarmi e perché l’indicazione del mio nome era arrivata da altri associati e dai vertici della Confederazione. Certo: non posso non sottolineare come gli equilibri e i consensi siano mutati radicalmente nello spazio di ventiquattro ore, nel momento in cui il nostro gruppo ha confermato il progetto di una partnership con Msc».

Sta dicendo che ha avvertito ostracismo nei suoi confronti, dopo la conferma della trattativa con Aponte?
«Questo lo dice lei, anche se effettivamente il termine potrebbe essere opportuno».

A un certo punto sembrava certa l’indicazione di Rosina: una presidenza capace di riavvicinare le anime di Confitarma, si era detto.
«Sì, e Rosina aveva indicato i due vicepresidenti (lo stesso Messina e Mattioli, ndr) e addirittura le deleghe. Il nome di Rosina, è bene ricordarlo, piaceva a tutti, prima della candidatura spontanea di Mattioli».

In quel modo si sarebbe salvaguardata anche la regola non scritta dell’alternanza Genova-Napoli.
«Guardi, con grande sincerità posso dirle che più che all’alternanza ho sempre preferito guardare al merito. Non c’è nulla di grave se a Grimaldi succede un altro napoletano. Mattioli, da questo punto di vista, ha le carte in regola per fare il presidente. I problemi semmai sono altri».

Quali?
«Non si può negare che Genova sia stata bypassata due volte: prima con la mia esclusione, poi con quella di Rosina presidente. Io stimo molto Mattioli, con il quale ho lavorato a stretto contatto su temi delicati come il contratto di lavoro, la bandiera italiana, la formazione. È una persona valida. Non posso esimermi dal sottolineare, però, come in anni ben più positivi per l’industria armatoriale italiana, la scelta di un presidente espressione delle aziende di rimorchio, principali service provider degli altri associati di Confitarma, sia stata considerata inopportuna e foriera di tensioni e spaccature. Viene riproposta oggi, con le aziende di rimorchio si troverebbero a detenere la presidenza contemporanea di tre associazioni di categoria, inclusa Confitarma. Evidentemente il clima è cambiato».

Martedì i saggi, a Roma, completeranno il loro lavoro e indicheranno Mattioli alla presidenza.
«Bene, vedremo cosa succederà».

Lei ha lavorato molto dentro l’associazione, sia nel gruppo giovani che nel consiglio. Che cosa pensa oggi di Confitarma?
«Penso che siamo riusciti a portare la flotta italiana da 9 a 17 milioni di tonnellate, e che la competitività della bandiera debba continuare essere, alla pari dell’occupazione e dell’accesso al mercato dei capitali, la priorità dell’associazione. Pensavo, e penso, a Confitarma come alla casa comune di tutti coloro che hanno a cuore la crescita delle nostre aziende e lo sviluppo della flotta. È per tutti questi motivi che oggi, forse infrangendo la policy familiare del silenzio, voglio esprimere la mia amarezza».

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