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Manila 2010, l’Italia raccoglie l’invito Imo / FOCUS

Genova - Circolare delle capitanerie: maggiore tolleranza fino a giugno. Chi ha fatto l’addestramento ha più tempo per adeguare il certificato

Genova - Il Comando generale delle Capitanerie di porto ha diffuso una circolare in cui recepisce l’invito dell’Imo a un atteggiamento «pragmatico» per quanto riguarda il controllo dei certificati dei marittimi. Vengono concessi sei mesi in più per adeguare il certificato, purché l’addestramento richiesto sia stato comunque effettuato. Dal primo gennaio 2017 sono entrati in vigore gli emendamenti di Manila 2010 alla convenzione Stcw dell’Imo (International maritime organization), che prevede nuovi requisiti per i marittimi che devono ottenere o adeguare i certificati di navigazione. In particolare sono previsti nuovi corsi di formazione, che poi devono essere riconosciuti dalle Capitanerie in fase di adeguamento del certificato.

Molte associazioni di settore hanno avvertito che questa scadenza avrebbe provocato problemi soprattutto ai marittimi italiani, a causa sia dei ritardi con cui era stata adeguata la legislazione italiana alle norme internazionali (dal 2010, si è aspettato il marzo 2016 per dare le indicazioni su quale formazione era richiesta) sia della rigidità con cui questa ha recepito le norme Imo (ad esempio prevedendo che si possa addirittura perdere il titolo e rifare tutto l’iter per ottenerlo, mentre in altri paesi chi non è in regola deve semplicemente adeguarsi maturando i requisiti mancanti). Fra i problemi principali c’è sicuramente quello relativo al tempo necessario per formarsi, perché almeno una parte dei corsi va fatta fuori dagli orari di lavoro, quando non si è imbarcato. Può quindi capitare che si debba perdere un imbarco e quindi un’occasione di lavoro per fare la formazione e poi per compiere gli adempimenti burocratici necessari perché questa venga riconosciuta dagli uffici delle Capitanerie. La circolare del 23 dicembre interviene proprio in favore di chi ha compiuto la formazione necessaria, ma non ha ancora potuto registrarla adeguando il certificato presso la propria Capitaneria di riferimento.

Il Comando generale, rivolta ai Port state control degli altri paesi, afferma che i nostri marittimi, nelle more del rilascio della certificazione adeguata, quella appunto di Manila 2010, fino al prossimo 30 giugno 2017 possono imbarcare portando con se copia degli addestramenti richiesti che hanno effettuato, anche se i loro certificati sono scaduti e non hanno ancora avuto il tempo di farsi riconoscere l’adeguamento. «Con questa circolare - spiegano dalla Guardia costiera - molte difficoltà vengono risolte. La difficoltà per i marittimi che hanno fatto addestramento era che poi non riuscivano a ottenere l’adeguamento recandosi presso i nostri uffici». In particolare, la circolare afferma come «sia possibile l’imbarco di marittimi - in possesso dei CoC con scadenza limitata al 31 dicembre 2016 ovvero dell’Allegato II/Allegato VII non aggiornato - nel rispetto di quella che sarebbe stata la data naturale di validità quinquennale della certificazione, se non fosse intervenuta la novella normativa, e purché in possesso dei certificati relativi ai corsi previsti dagli emendamenti Manila i cui attestati dovranno essere al seguito del marittimo durante l’imbarco. I marittimi avranno l’obbligo, al fine di esercitare la propria attività a bordo delle navi, di aggiornare la certificazione di cui trattasi entro e non oltre il 30 giugno 2017». La circolare non risolve però il contenzioso fra marittimi e ministero sull’applicazione di Manila 2010, culminato nella manifestazione a Roma dello scorso 15 novembre, organizzata dal Coordinamento 3 febbraio. «Continuano a verificarsi casi - afferma il coordinatore, Luigi Scotto - di marittimi che perdono il certificato. Inoltre rimane l’obbligo del corso direttivo, nonostante i ricorsi che sono stati presentati. Di risolto non c’è niente. Adesso aspettiamo l’invito del ministero, che dopo la manifestazione aveva assicurato che si poteva modificare qualcosa».

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