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Onorato: «Non sono in difficoltà e apro nuove linee» / INTERVISTA

Genova - «Il mio bond non preoccupa. Mi attaccano solo per la mia battaglia a favore dei marittimi».

Genova - Vincenzo Onorato non ne fa mistero: «Tutta la questione dei numeri e delle indiscrezioni circolate in questi giorni - dice l’armatore alla guida della compagnia Tirrenia-Moby-Toremar - rientra nella mia guerra contro Manuel Grimaldi, e a difesa dei marittimi italiani. Per me, si tratta di una questione ideologica». All’inizio dell’anno la Onorato Armatori, società che controlla le aziende del gruppo, ha emesso un’obbligazione da 300 milioni di euro, che negli ultimi due mesi ha registrato un calo nel rendimento, mentre la compagnia va avanti annunciando acquisizioni e investimenti.

Davvero non teme di innervosire i suoi obbligazionisti? E se un’impennata del greggio facesse saltare i vostri piani?

«Vede, noi a differenza di molte altre società del settore abbiamo l’obbligo della trasparenza. Nel contesto attuale, un rendimento del 21-23% è un obiettivo positivo. Ma i nostri dati sono sempre consultabili, e io sono tranquillo perché il livello del nostro indebitamento netto non solo è accettabile per gli investimenti in atto, ma alla fine di quest’anno sarà ulteriormente ridotto: dai 616 milioni di euro del 2015 ai 536 con cui chiuderemo il 2016: 80 milioni in meno. Grimaldi sottolinea sempre la grandezza dei numeri delle sue compagnie, ma non fa mai riferimento al suo indebitamento complessivo, che mi risulta essere di 3 miliardi. E poi: sarà proprio un caso che le voci sul bond, e sull’indebitamento del mio gruppo, siano uscite proprio dopo che il governo ha licenziato il decreto di revisione dei benefici fiscali agli armatori, quello modificato dall’emendamento Cociancich, che non permette più di imbarcare marittimi extra-comunitari su navi sotto Registro internazionale?»

Insomma, lei crede che in un qualche modo queste siano informazioni che vengono fatte girare in maniera interessata. È così?
«Senza dubbio. Noi con il decreto abbiamo vinto la battaglia, ma non ancora la guerra. Il sottosegretario ai Trasporti, Simona Vicari, ha fatto bene a ricordare che la legge deve essere perfezionata. Sulle navi battenti bandiera italiana che beneficiano degli sconti fiscali, non devono salire marittimi extra-comunitari. Punto. Questa, a mio parere, deve essere la conclusione della riforma».

Vicari ha anche ricordato che un pilot della Commissione europea obbligherà l’Italia alla reciprocità.
«Cioè, con organizzazione stabile in Italia, la possibilità di avere benefici fiscali anche con bandiera non italiana, ma comunitaria. Va benissimo. Grimaldi dice ai quattro venti che vuole cambiare bandiera? E lo faccia! Ma con bandiera italiana non si può più pensare di sfruttare extracomunitari a 700 euro al mese e beneficiare di una fiscalità quasi pari allo zero».

Il governo studia incentivi per demolire le navi sopra i 30 anni. Le interessano?
«Ma guardi, basta con questi incentivi. Una qualunque impresa associata a Confindustria potrebbe mai accedere a questi benefici? Gli armatori pagano poche tasse e usano personale extracomunitario: a che titolo servono altri benefici?»

Come successore di Grimaldi alla guida di Confitarma si parla dell’armatore genovese Stefano Messina. Lei potrebbe pensare di rientrare nell’associazione confindustriale?
«Messina è un gentiluomo, una persona perbene. Ma, a parte il fatto che non credo Grimaldi lascerà presto la presidenza, ho il timore che dentro Confitarma ci sia un asservimento generale agli interessi di quest’ultimo. Se Messina dovesse diventare presidente della confederazione, e seguire la stessa linea di Grimaldi, pure nei suoi confronti la mia sarebbe la posizione del nemico. Con dispiacere, ma sarebbe così».

Perché ha incorporato Onorato Armatori nella società lussemburghese Moby? Per pagare meno tasse?
«Allora non mi ha seguito: noi armatori italiani non paghiamo le tasse. Ma i quattromila marittimi che io imbarco sulle mie navi sono tutti italiani. Comunque, la società lussemburghese è stata costituita l’anno scorso per esigenze legate alla struttura dell’operazione di acquisto della maggioranza di Tirrenia Cin per espressa richiesta della controparte finanziatrice. È una società che non apporta alcun beneficio di carattere fiscale al gruppo. Ma stia tranquillo che Tirrenia, Moby e Toremar sono società italiane che pagano le tasse in Italia».

Davvero Gianluigi Aponte non entrerà in società con lei?
«Ma perché? Io davvero questa cosa non so da dove possa essere uscita. Piuttosto, visto che parliamo di Genova, ne approfitto per darle alcune anticipazioni su nuovi investimenti e iniziative: il 14 novembre apriremo una nuova linea Genova-Livorno con prosecuzione Catania-Palermo-Malta. Tre navi con partenze quasi giornaliere. E l’anno prossimo inoltre raddoppiamo il servizio sulla Genova-Bastia: utilizzerò due navi al posto di una».

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