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Moby, il tribunale di Milano respinge l’istanza di fallimento

Milano - Il Tribunale di Milano ha rigettato l’istanza di fallimento di Moby presentata dagli hedge funds detentori del bond scadenza 2023 da 300 milioni per carenza della condizione di fallibilità e per carenza di insolvenza attuale.

Milano - Il Tribunale di Milano ha rigettato l’istanza di fallimento di Moby presentata dagli hedge funds detentori del bond scadenza 2023 da 300 milioni per carenza della condizione di fallibilità e per carenza di insolvenza attuale. È quanto stabilito dalla Sezione Fallimentare presieduta da Alida Paluchowski. Moby, osservando i giudici, «non ha alcuna esposizione tributaria o previdenziale», «funziona regolarmente per quello che è la realtà che emerge dalla osservazione, non è oggetto di iniziative esecutive, o monitorie, è in grado di fornire i servizi che vende, non è inadempiente nei confronti dei ricorrenti che hanno un credito che scadrà definitivamente nel 2023, quindi tra circa quattro anni ed hanno sino ad ora incassato regolarmente le cedole». Per quanto riguarda la possibile «insolvenza prospettica» di Moby sollevata dagli obbligazionisti, il collegio osserva che «allo stato non vi sono manifestazioni esteriori e nell’immediato futuro vi sono molteplici elementi imprenditoriali incerti, per poter ritenere sicuramente la società prospetticamente insolvente a breve». «È evidente però - sottolineano i giudici - che il gruppo, e non solo la Moby, avrebbe necessità di monitoraggio e di ricorrere a strumenti di superamento di una crisi che in prospettiva ha caratteristiche importanti e che potrebbero divenire molto gravi. I margini operativi nascenti dal core business della società tendono a ridursi costantemente e non potendo alzare di più le tariffe, la società sino ad ora ha provveduto a vendere alcuni tra i migliori natanti, per contrastare la carenza di liquidità conseguente e far fronte alle rate del prestito bancario del 2016».

Se gli obbligazionisti da un lato si lamentano dei due reset dei covenants sul debito bancario, prosegue il decreto del Tribunale di Milano, dall’altro «le banche hanno ancora fiducia nella capacità della società di ripianare i debiti» e «hanno consentito di essere soddisfatte anche col ricavato della liquidazione di due navi di pregio della flotta Moby a patto di assorbire l’80 % del ricavato». La Sezione Fallimentare rileva però come per il futuro la strategia di Moby nell’affrontare la fase delicata della azienda si baserà ancora sulla vendita di navi di proprietà di Moby o della sua controllata Cin, vendite che potrebbero riguardare addirittura 10 navi nel caso in cui lo Stato Italiano decidesse di non rinnovare la convenzione con Cin. Questa strategia, osservano i giudici, «non mostra particolare attenzione alla continuità aziendale e nemmeno immaginazione, oltre a sostenere concettualmente i timori dei bondholders che, per quando i loro crediti scadranno nel 2023 , nulla più li garantirà nè consentirà l’adempimento».

La nota della compagnia
«Il Tribunale di Milano, con decreto depositato oggi, in accoglimento delle difese di Moby S.p.A. ha dichiarato l’infondatezza di quanto sostenuto da alcuni bondholders ed ha respinto l’istanza di fallimento presentata da questi ultimi, che sono stati anche condannati al pagamento delle spese giudiziarie. Moby sta valutando la proposizione di un’azione giudiziaria nei confronti di Sound Point e degli altri fondi speculativi ricorrenti per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla loro azione».

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