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Progetto Venis Cruise, Duferco ora rilancia

Genova - Ora che il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso dell’Autorità portualedi Venezia, e che un nuovo governo sta per insediarsi a Roma, il progetto “Venis Cruise”, per un nuovo terminal crociere a Venezia fuori laguna, può tornare in auge

Genova - Ora che il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso dell’Autorità portuale di Venezia, e che un nuovo governo sta per insediarsi a Roma, il progetto “Venis Cruise”, per un nuovo terminal crociere a Venezia fuori laguna, può tornare in auge. Spetterà al prossimo ministro dei Trasporti decidere se tirarlo fuori dal cassetto dove è rinchiuso da tre anni. A disegnare il terminal è stata Duferco Engineering, la società di progettazione del gruppo svizzero siderurgico- navale-finanziario Duferco, che coglie l’occasione per riparlarne. Lo fa attraverso il suo amministratore delegato Ezio Palmisani, intervenuto ieri al congresso internazionale di meccatronica “Epe-Ecce 2019” che in questi giorni e fino a domani sta riunendo un migliaio di persone ai Magazzini del Cotone di Genova.

L’idea del terminal fuori laguna è figlia della tragedia della “Costa Concordia” e del decreto Clini-Passera, del 2012, che vieta alle navi di stazza sopra le 500 tonnellate lorde il passaggio a meno di due miglia dalle aree marine protette. È stato Cesare De Piccoli, ex vice-ministro ai Trasporti ed ex vice-sindaco di Venezia, del Partito democratico, a proporla per primo alla Duferco Engineering, che si è appassionata alla materia e l’ha fatta propria.

L’idea, nel disegno che ne ha fatto Duferco, ha due gambe: l’ormeggio per quattro navi da crociera a Bocca di Lido, via d’accesso per la laguna veneta, e un sistema di motonavi elettriche che portino i passeggeri dal terminal, costeggiando San Marco e la Giudecca, alla Stazione Marittima. L’idea, nell’insieme, era piaciuta al ministro dell’Ambiente che nel novembre 2016, governo Renzi, l’ha approvata. Per legge, però, deve approvarla anche il ministro dei Trasporti che invece da allora, e nonostante il cambio del titolare da Delrio a Toninelli, sembra essersene dimenticato. Il terminal è fermo. La motonave, invece, va, o almeno ci prova: «È un sistema di trasporto che abbatte le emissioni, il rumore e, grazie al suo doppio scafo, da catamarano, e ai suoi propulsori Voith con pale verticali ruotanti attorno agli assi, genera pochissime onde nell’acqua». Palmisani vuole proporlo in Svizzera, «è il mezzo ideale per navigare sui laghi» e sta preparando la sua proposta: «Abbiamo chiesto a un cantiere navale un preventivo. Poi, con la nostra offerta puntuale, ci presenteremo al mercato».

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