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Terminal espropriati a Cuba, gli esuli fanno causa a Carnival

Genova - Due cittadini contro il colosso di Miami: «Il porto apparteneva alle nostre famiglie». Da Trump via libera a migliaia di citazioni contro le aziende che investono sull’isola.

Genova - Dicevano gli esuli, con l’approvazione delle varie amministrazioni di Washington degli ultimi 60 anni, che i veri proprietari dell’isola sono i cubani scappati negli Usa dopo la rivoluzione comunista. E il conto sembra dare loro ragione: la lista compilata da un’apposita commissione americana negli anni ‘70 con l’elenco delle proprietà confiscate da Fidel Castro ai sostenitori di Fulgencio Batista, oggi vale decine di miliardi di dollari. Terreni, fattorie, persino porti e aeroporti: gli esuli cubani chiedono di essere risarciti per quella nazionalizzazione dopo la vittoria della Revolución e una legge di 23 anni fa attivata il mese scorso da Trump, adesso glielo consente. Il presidente Usa ha abbattuto una diga che arginava un’onda giuridica devastante e complicata: in ballo ci sono più di 200 mila potenziali cause, dirette contro il governo cubano e le compagnie straniere che hanno sfruttato i beni contesi. A giudicare il caso saranno i tribunali americani su fatti di 60 anni fa. E ieri è arrivata la prima citazione per ottenere il «giusto risarcimento».

“America first”

Ironia della sorte, a pagare il prezzo delle espropriazioni del regime cubano, potrebbe essere per prima proprio una multinazionale americana. Gli eredi dei proprietari dei porti dell’Havana e di Santiago de Cuba hanno citato in giudizio Carnival, colosso Usa delle crociere, per l’utilizzo dei terminal appartenuti alle loro famiglie per 50 anni, prima che la rivoluzione di Castro confiscasse i beni e li concedesse poi alle navi del gruppo. Javier Garcia-Bengochea e Mickael Behn chiedono decine di milioni di dollari di risarcimento che potrebbero persino triplicare secondo la legge americana. Trump vuole colpire al cuore gli investimenti stranieri nell’isola: come Carnival, anche altre aziende non americane potrebbero rischiare cause milionarie nei tribunali degli Stati Uniti. Molti beni sono ora di proprietà del governo cubano e per quelli sarà quasi impossibile ottenere un risarcimento. Per i big occidentali che hanno investito nell’isola, i rischi sono invece maggiori. Il messaggio alle imprese è chiaro: non portate i vostri soldi a Cuba. La legge attivata da Trump dovrebbe esentare dalla tempesta giudiziaria le imprese che operano nel settore viaggi e telecomunicazioni: se per gli esuli potrebbe rivelarsi un ostacolo giuridico, per la strategia politica americana è un fattore di poco conto.

Messaggio al mondo

Europei e canadesi sono storicamente tra i maggiori investitori a Cuba. La mossa Usa potrebbe però infrangersi sui trattati internazionali che si ergono a scudo delle imprese non americane, ma i costi e i fastidi giuridici potrebbero rivelarsi comunque rilevanti. E i casi potenziali sono tanti: nello shipping ad esempio, Msc ha rapporti storici con l’Havana. Persino i cinesi potrebbero essere colpiti, dopo aver intensificato gli investimenti a Cuba. È l’affondo della strategia Usa in America Latina: Trump ha messo nel mirino anche Castro, convinto così di poter bloccare un altro sostenitore del regime venezuelano di Nicolas Maduro.

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