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«Un terminal crociere al Sech? Solo voci, il progetto non esiste»

Genova - Giulio Schenone, numero uno di Gip: «La soluzione ideale per Costa Crociere è Calata Gadda». E su Livorno: «Dall’inchiesta usciremo puliti».

Genova - «Non siamo in vendita. Di più: sono solo chiacchiere da bar». Giulio Schenone da qualche anno guida il gruppo Gip, socio di maggioranza del terminal Sech, da quando i fondi hanno comprato da lui, Luigi Negri e gli altri soci la proprietà del gruppo genovese. Ma il manager non è solo l’amministratore delegato della banchina container del porto vecchio: è anche agente di Costa Crociere e Aida e socio in alcune attività di Costa Group. Logico pensare che fosse coinvolto nel disegno che vuole portare sul molo del Sech i crocieristi, dove però al momento ci sono i suoi container. «Non è così: nessuno è venuto qui a parlarci di questa ipotesi». Però il problema rimane: Costa vuole tornare a Genova, avrebbe anche individuato l’area in cui far sorgere il nuovo terminal crociere, a Calata Gadda, di fronte alle riparazioni navali e a pochi passi dal centro storico e dal Porto Antico. Ora però le carte in tavola sarebbero cambiate e il focus si è spostato proprio sul terminal container che dista poche centinaia di metri dal porto passeggeri. Perché tra le due compagnie da crociera è nata una guerra sotterranea sulla presenza nel capoluogo ligure. Msc, che a Stazioni Marittime ha un hub fondamentale per le proprie navi, difende la posizione; Carnival prova a fare breccia. La politica ligure è obbligata a mediare. «Sarebbe la collocazione ideale» fa notare soprattutto la politica, impegnata a trovare una soluzione: «Noi abbiamo una concessione sino al 2045 – dice netto Schenone – Abbiamo una destinazione d’uso ben precisa e questa si riferisce alle merci. Ci sono poi gli investimenti che i nostri azionisti vogliono portare avanti. E non dimentichiamo che abbiamo 240 lavoratori diretti nel terminal più quelli dell’indotto. Lo dico chiaro: non scherziamo troppo con il futuro di 240 famiglie». Schenone si fa duro, racconta di quando Duccio Garrone era presidente degli industriali e in quell’area voleva costruire il nuovo stadio: «Ammetto che questa sia un’area appetibile perché è a pochi passi dalla città e dentro al porto storico, ma l’ipotesi di costruire qui il terminal crociere di Costa è campata per aria». E allora dove realizzarlo? «La mia opinione personale è che il progetto di Calata Gadda è bellissimo. Mi sembrerebbe la soluzione ideale». L’unica breccia nel granito di Schenone è legata alla volontà dei soci, i fondi Infravia e Infracapital e Psa, il terminalista di Singapore che gestisce anche il Vte di Pra’: «Se dovessero cambiare idea, vedremo, ma mi pare veramente difficile». Anche perché il Sech «è andato bene, meglio del 2017, anche se potevamo fare di più». Il terminal per il 2019 prevede una crescita dei volumi: «Vogliamo rispettare pienamente il piano di investimenti previsto dall’Authority» scandisce Schenone.

L’emergenza Livorno

Il gruppo guidato dal manager è presente anche a Livorno, con il terminal Tdt. Nell’inchiesta che ha portato alla decapitazione dell’Authority con l’interdizione dal ruolo decisa dalla Procura per il presidente Corsini e il segretario Provinciali, ci sono anche i genovesi. Luca Becce, ex Ad del terminal, è indagato; la società Sdt, dove le quote sono divise con Sintermar (Grimaldi), è al centro delle indagini. «Ho fiducia nel lavoro della magistratura – dice Schenone – però sono sicuro che dimostreremo di aver fatto tutto secondo diritto. Un esempio? L’istanza della concessione su quella banchina al centro dell’inchiesta, è stata pubblicata un anno dopo dall’Authority non per dolo, ma per eccesso di burocrazia degli uffici». Intanto è arrivato il commissario, l’ammiraglio Pietro Verna e Schenone dà il benvenuto: «I dragaggi sono una priorità: se non adeguiamo la profondità entro luglio, quando arriveranno le navi più grandi, Livorno rischierà di perdere traffico». E poi la Darsena Europa: «Per ora non ci sono rallentamenti sul progetto, ma è chiaro che se il commissariamento e la bufera giudiziaria dovessero durare a lungo, anche quell’investimento rischierebbe di saltare. E Livorno non può permetterselo».

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