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Lavarello, l’uomo al quale Fidel affidò i porti e il commercio / IL PERSONAGGIO

Genova - Le notti trascorse a cena col Comandante, il passaporto cubano da “assessore del ministro”, la festa a sorpresa organizzata da Castro in occasione di un suo compleanno, le lettere private.

Genova - Le notti trascorse a cena col Comandante, il passaporto cubano da “assessore del ministro”, la festa a sorpresa organizzata da Castro in occasione di un suo compleanno, le lettere private.

Alfonso Lavarello, genovese, per tutti è l’uomo che riuscì a riportare le navi da crociera a Cuba trentasei anni dopo la caduta di Fulgencio Batista. In realtà è stato molto di più: a lui, attraverso la Nci (Nci Negocios Y Consultoria International, sede a Genova) Fidel affidò le importazioni di alimentari e bevande destinati alla grande distribuzione e alle strutture turistiche dell’isola, a testimonianza di un rapporto che andava ben oltre la semplice fiducia.

Lavarello è sempre stato restio a parlare della sua esperienza al fianco di Castro, e lo è anche nel giorno della morte del lider maximo: «Per me quella cubana è stata non solo un’opportunità imprenditoriale – racconta al telefono – ma soprattutto un’esperienza di vita. In un momento di revisione dell’economia del Paese, credo di avere avuto un ruolo importante. È stato davvero un privilegio vivere quella stagione. Oggi non posso dire di più». Del Castro politico, del rapporto intimo con uno dei personaggi più controversi della storia moderna, Lavarello preferisce non parlare, rimandando – forse – a un futuro prossimo riflessioni e conclusioni.

La svolta
È il 5 dicembre 1995 quando la “Costa Playa” attracca al terminal Sierra Maestra San Francisco. Una nave da crociera straniera, italiana per la precisione, riversa nelle vie dell’Habana Vieja centinaia di turisti: non succedeva dal 1959, dai giorni della Revolucion. Contestualmente, anche la catena alberghiera Melia sbarca a Cuba. Per i detrattori è una clamorosa sconfitta del regime castrista. Per Fidel è l’inizio di una nuova era: l’isola non si nasconde, i turisti – e i loro soldi - sono i benvenuti. Di tutto questo, Lavarello è il principale artefice. Malgrado sia straniero, con uffici a Miami per giunta, è lui l’uomo scelto da Cuba per aprirsi alla modernità. Gli uomini di Castro sono talmente entusiasti dell’esperimento, che presto affideranno a una società co-partecipata da Lavarello la gestione di tutti i porti passeggeri dell’isola. Un contratto inedito per il governo di Cuba, rescisso solo un anno e mezzo fa.

La riapertura delle crociere porterà a Cuba, dopo quella di Costa, quasi tutte le livree internazionali. Ma la festa, per la compagnia genovese, durerà due anni: nel 1997, con la vendita agli yankees di Carnival, per Costa Crociere, diventata americana, scatta il divieto di effettuare itinerari sull’isola caraibica.

Ma, guerra fredda a parte, è lo stesso Fidel a ripudiare il mondo degli alberghi galleggianti: «I crocieristi non portano nulla a Cuba. Portano solo disordine. Sbarcano, lasciano le loro lattine vuote sulle nostre spiagge e se ne vanno». Un anatema dovuto, secondo fonti vicine al lider, non tanto allo scarso apporto delle crociere all’economia dell’isola (un fattore sul quale Fidel non aveva mai seriamente fatto affidamento), quanto ai problemi legati alla sicurezza: impossibile, anche per un collaudato sistema di intelligence come quello cubano, controllare tutto e tutti a bordo delle navi.

Nel frattempo Lavarello diventa sempre più presente a Cuba. E i suoi rapporti con Fidel sempre più amichevoli, intimi. Fino ai giorni della malattia, alla decisione del Comandante di farsi da parte.

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