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Vago: «I cantieri restino in Europa» / INTERVISTA

Genova - Oggi l’Italian Cruise Day: le crociere per il nostro paese valgono 4,5 miliardi. Il numero uno di Clia: «Le competenze del settore non escano dai confini».

Genova - Pierfrancesco Vago, Executive chairman di Msc, indossa la giacca di numero uno di Clia, l’associazione europea dell’industria crocieristica e oggi all’Italian Cruise Day a La Spezia, metterà sul piatto il peso crescente del settore che rappresenta. Anche dei cantieri: «Non possiamo perdere il nostro tesoretto. In ballo ci sono molti posti di lavoro. Esiste la possibilità che il nostro know how esca dai confini europei e questo mi preoccupa».


Torniamo al settore: è preoccupato che il Mediterraneo perda centralità per colpa della situazione geopolitica e per un’economia che fatica a riprendersi?

«Non sono preoccupato, anzi ci sono grandi opportunità: le navi sono asset mobili e naturalmente garantiscono la sicurezza. Le crociere peraltro con le economie di scala che ormai sono in grado di produrre, continuano a garantire l’ingresso di nuovi ospiti, di quelli che per la prima volta salgono a bordo».


Però l’offerta si restringe, molti paesi non sono più raggiungibili: nel Mediterraneo dovrete inventarvi itinerari nuovi?

«C’è una riorganizzazione degli itinerari ed è innegabile. La considero però una conseguenza di una strategia di mercato che ci impone di cambiare l’offerta. Guardi che il Mediterraneo è ancora centrale e i passeggeri chiedono mete italiane, francesi e spagnole. In Adriatico c’è qualche problema in più, ma è legato alla situazione di Venezia».


A proposito: quanto incide lo stallo decisionale?

«In modo pesante. Una soluzione è necessaria e anche in tempi brevi. Venezia ha perso in due anni 40 milioni di euro. L’Adriatico più di 100 milioni. Ora bisogna fare presto».


I crocieristi cinesi in Europa possono essere il mercato del futuro?

«Gli americani stanno riducendo la presenza in Europa: è un dato di fatto. Ma pensare di poterli rimpiazzare con i cinesi è prematuro: c’è ancora troppa burocrazia. Vanno ridotte le restrizioni, serve meno tempo per ottenere i visti. Una volta ottenuto tutto questo, allora ci sarà un impatto importante».

Intanto il peso delle crociere in Europa - e in Italia - è rilevante.

«La Blue Economy è sinonimo di crociere. Lo dicono i numeri: 800 mila crocieristi italiani, 2 milioni quelli che si imbarcano da porti del nostro paese e oltre 7 milioni quelli in transito. L’impatto per l’Italia è di 4,5 miliardi e il settore genera oltre 100 mila posti di lavoro. I numeri parlano da soli...»


E in Europa - Italia compresa - c’è il monopolio dei cantieri che costruiscono le navi.

«Questo è un vero tesoretto. Il know how di Italia, Francia e Germania deve rimanere in Europa. In ballo ci sono molti posti di lavoro: pensiamo ai fornitori, agli appalti, alle nostre maestranze. Non possiamo mettere a rischio le nostre imprese».


Si riferisce a Fincantieri e all’operazione con la Cina?


«Io faccio una considerazione generale come presidente di Clia. Perchè quando vedo andare fuori dai confini europei il tesoretto della nostra cantieristica, beh la cosa mi preoccupa...Ma non mi riferisco ad un caso in particolare».


Un nave è stata multata a Venezia: troppo zolfo nel carburante.


«Non va bene: serve un’armonizzazione delle regole europee. Non è possibile che ogni paese applichi le norme in modo differente. C’è bisogno di più attenzione su questi temi e meno burocrazia».

Infrastrutture portuali: l’Italia è molto indietro?

« I porti affrontano è la necessità di diventare sempre più produttivi per conquistare porzioni sempre più ampie di un mercato in crescita. E’ una sfida che richiede aggiornamenti costanti alle infrastrutture dei terminal e l’utilizzo di metodi innovativi per movimentare i passeggeri, in modo da tenere testa alla crescita della industry e – cosa più importante – in modo da soddisfare le esigenze e le aspettative dei nostri ospiti. In particolare, il comfort e la sicurezza dei passeggeri devono essere assicurati lungo tutto il processo di imbarco. Negli scorsi 10-15 anni, la dimensione media di una nave da crociera è continuata a crescere, così come il numero delle navi da crociera che circolano nel mondo. Questo significa che i porti devono poter gestire molte più navi da crociera rispetto al passato, di dimensioni maggiori e con molti più passeggeri. Senza le infrastrutture adatte, si rischia di rimanere tagliati fuori da buona parte della crescita del settore. Espandere e aggiornare le infrastrutture portuali permette alle navi da crociera di essere più flessibili nello sviluppare itinerari nuovi e più attraenti».

Politica: sul referendum di dicembre siete schierati?

«Tutto cioè che può ammodernare e ridurre il peso della burocrazia, è per noi benvenuto»


Si tolga per un momento il cappello Clia e indossi quello di Msc: siete interessati a comprare i cantieri di Stx France?

«Ognuno deve fare il proprio mestiere. Noi siamo una compagnia da crociera».

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